Bagnoregio – Tre ore in procura, carte alla mano.
Non è stato un colloquio breve quello tra la dirigente scolastica delle medie di Bagnoregio, Paola Adami, e il pubblico ministero Paola Conti.
Il magistrato titolare dell’indagine sulla professoressa sospesa da scuola ha voluto ascoltare la preside come persona informata sui fatti, per sapere ancora di più sui trascorsi dell’insegnante.
Risulta che, in ventott’anni di carriera, avesse cambiato parecchie scuole. Risulta che non avesse mai relazionato la dirigente scolastica sulla situazione particolare venutasi a creare con l’alunno. Risulta anche che la preside ne era stata informata ma solo pochi giorni fa, appena prima che scattasse l’interdizione (sospensione dal lavoro) da parte tribunale viterbese. Da parte sua, quindi, non ci sarebbe stato il tempo materiale di prendere alcun provvedimento nei confronti della prof.
Maltrattamenti aggravati, l’ipotesi di reato formulata dal pm Paola Conti. Un’accusa potenzialmente espandibile anche agli altri ragazzini della classe, perché se anche il bersaglio principale degli insulti della prof sarebbe stato uno studente solo, gli altri, nell’ottica accusatoria, avrebbero subìto il comportamento dell’insegnante, che li avrebbe istigati a emarginare l’adolescente.
La denuncia alla squadra mobile dei genitori parla di vari episodi che avrebbero fatto scoppiare a piangere il ragazzino più volte a casa. Dagli insulti in pubblico all’invito a una mamma a isolare e far isolare ai compagni l’adolescente. Fino alla ‘gogna’, immobilizzato sulla sedia, a prendere schiaffi e colpi coi righelli a turno dai compagni, o alla ‘cacciata’ dalla classe preso di peso dai due coetanei più robusti. Episodi che, secondo le indagini, sarebbero avvenuti non solo sotto gli occhi della prof, ma da lei addirittura caldeggiati.
Lei, difesa dall’avvocato Giovanni Labate, ha negato all’interrogatorio davanti al gip, ammettendo una difficoltà a controllare il ragazzo, a suo dire vivace e in cerca di attenzioni al punto da avere comportamenti fuori luogo in classe, confermati dal 6 in condotta. Per il legale dei genitori, Enrico Valentini, la vivacità del ragazzo non è in discussione, ma era da interpretare come un chiaro segnale di malessere, dovuto a difficoltà di apprendimento e a qualche piccolo problema nella sua crescita fisica. Più che vessato, insomma, il ragazzino andava aiutato, dice da sempre il legale dei genitori.
La prof, intanto, resta a casa, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Ma parallelamente al procedimento penale, che proseguirà con i suoi tempi tecnici, c’è quello disciplinare, che non è detto resti sospeso in attesa della magistratura. Per la gravità del reato ipotizzato la prof può rischiare anche il licenziamento.

