- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Riordino delle province, la smobilitazione è iniziata

Condividi la notizia:

Palazzo Gentili sede della Provincia

Palazzo Gentili sede della Provincia 

La pagina dell'Agricoltura del sito della Provincia di Viterbo

La pagina dell’Agricoltura del sito della Provincia di Viterbo

Viterbo – Parola d’ordine: smobilitazione. Nelle province del Lazio è iniziata la grande corsa verso lo smantellamento.

La legge regionale 17 del 2015 sul riordino è stata pubblicata sul Bur del 3 marzo scorso ed è entrata effettivamente in vigore. Insomma la smobilitazione è ufficialmente iniziata.

La legge sancisce definitivamente le competenze di province, enti di area vasta, regione Lazio e Roma Capitale. E stabilisce, in base a degli elenchi stilati dai singoli enti, chi andrà dove.

Allegati all’atto ci sono infatti diversi elenchi di personale e per ogni nome la destinazione finale. Questo perché la maggior parte delle competenze che prima avevano le province sono di fatto passate totalmente in mano alla Regione.

Passano alla Regione servizi sociali e istruzione scolastica, formazione professionale, servizi e politiche attive per il lavoro, agricoltura, inclusa caccia e pesca, sanità veterinaria, turismo, beni, servizi e attività culturali e viabilità.

Ma per viabilità, formazione professionale e cultura la regione delegherà le province a svolgere alcune delle attività.

Alle Province restano invece le funzioni e i compiti amministrativi per l’assistenza agli alunni con disabilità della scuola media superiore; l’assistenza ai disabili sensoriali; la promozione di iniziative a carattere sociale e culturale per la prevenzione della violenza di genere, il concorso alla programmazione della rete degli interventi, la realizzazione, il finanziamento ed il coordinamento dei servizi preposti alla tutela e alla protezione delle donne vittime di violenza e dei loro figli; il concorso alla programmazione della rete dei servizi territoriali, la promozione e la realizzazione delle azioni a carattere sociale e culturale per l’accoglienza e l’inclusione dei cittadini immigrati, dei richiedenti asilo, dei rifugiati e dei titolari di protezione internazionale, umanitaria e sociale nonché dei loro familiari, in concorso con lo Stato, la Regione e i comuni.

Nella legge gli elenchi del personale delle province e di Roma Capitale sono contrassegnati con le lettere dall’alfabeto. Tutti coloro che si trovano negli elenchi dalla lettera A alla D, saranno trasferiti al Consiglio regionale e agli enti dipendenti della Regione ovvero Arsia, Arpa e Lazioadisu. Quelli dalla lettera E alla lettera N andranno, in base alle loro competenze acquisite, all’Agenzia regionale del Turismo, alla direzione regionale Agricoltura, alla direzione cultura, alla direzione della formazione, alla direzione politiche abitative, alla direzione lavoro, alla direzione politiche sociali e alla direzione affari istituzionali.

Tutti posti che probabilmente sforano i famosi 50 km oltre cui un dipendete pubblico non può essere trasferito. Quindi per quanto riguarda i dipendenti della provincia di Viterbo o resteranno nella sede di Palazzo Gentili o andranno in qualche altra sede nelle vicinanze. Tutti aspetti che dovrà chiarire l’assessorato al personale della Regione.

Per la provincia di Viterbo si tratta in totale di 57 unità di personale da trasferire, 53 quelli negli elenchi da E a N (che andranno nelle varie direzioni regionali) e quattro negli elenchi da A a D (Arpa e Lazioadisu).

Ovviamente tutto il personale che in base agli elenchi risulta trasferito mantiene la posizione giuridica, economica e l’anzianità di servizio maturata negli anni.

Quello che resta da definire al momento è la riorganizzazione logistica del personale, secondo quanto riportato nella legge presto la regione dovrà presentare “l’adozione di un documento integrativo al piano di razionalizzazione delle sedi regionali nel quale venga definita una proposta di riorganizzazione logistica del personale basata su criteri di razionalizzazione degli spazi a uso ufficio, di abbattimento della spesa per locazioni passive e di ottimizzazione della fruibilità dei servizi al cittadino”.

Questo però potrebbe non essere l’ultimo sconvolgimento per le province. Il referendum costituzionale sul titolo V della Costituzione, che tanto piace e vuole il premier Matteo Renzi, potrebbe metterci sopra la pietra tombale. Allora anche la parola provincia perderebbe l’aurea di istituzione per tornare a significare solo un territorio geograficamente definito.

Maria Letizia Riganelli

 


Condividi la notizia: