Viterbo – (g.f.) – Referendum, in comune si perdono in un bicchiere d’acqua. La prima commissione, convocata d’urgenza a un giorno dalla scadenza ultima per indire la consultazione sulla gestione del servizio idrico, comincia male e finisce peggio.
La commissione non decide, bocciata la proposta di Santucci (Fondazione) di non votare e portare l’argomento in consiglio comunale convocato d’urgenza per domani. Ultimo giorno utile per dare l’ok al referendum.
Si approva, invece, il rinvio fino a quando non ci saranno i pareri. Chiuso il rubinetto del referendum.
Alla decisione ci si arriva dopo un lungo dibattito, dalle 10 a oltre le 14.30.
Non c’è il segretario generale e la pratica è nel suo ufficio. Chiuso a chiave. I documenti non sono stati consegnati a dirigenti in grado di gestire la situazione. C’è un parere, sempre del segretario. Non protocollato, incompleto e non firmato. E senza il segretario generale non si va avanti.
Mega sospensione per cercarlo o trovare un dirigente in grado di sostituirlo, ma non c’è. Dalla maggioranza, Daniela Bizzarri e Melissa Mongiardo insorgono: “Il segretario – dice Bizzarri – nonostante i richiami non ha mai risposto al telefono e non ha lasciato la pratica a persona competente che potesse sostituirla per svolgere in modo legittimo la commissione”.
Mongiardo rincara la dose: “Un fatto grave. Gli uffici devono garantire ai consiglieri nelle condizioni di lavorare. E’ un atteggiamento deplorevole e irrispettoso”.
Tutta colpa del segretario generale che non si è presentato in commissione a un giorno dal 28 febbraio, termine ultimo per indire il referendum? Oltretutto c’è il dubbio sulla firme raccolte. Non autenticate.
L’opposizione la scusa non la beve. “E’ un atto di vigliaccheria – osserva Chiara Frontini (Viterbo 2020) – nascondersi dietro un fatto tecnico.
Le firme non sono autenticate perché l’unica normativa cui il comitato si è attenuto è lo statuto comunale, le varie amministrazioni che si sono succedute non si sono mai dotate di regolamento e da un anno noi cerchiamo di farlo, abbiamo anche presentato una bozza.
Ma ve ne siete altamente fregati. Non ci potete dire che è colpa del segretario generale un giorno prima della scadenza”.
Gianmaria Santucci (Fondazione) prova a trovare una via d’uscita. Rinviare senza voto la pratica al consiglio comunale da convocare urgentemente per domani.
“Io voterò no al referendum – spiega Santucci – ma detto questo, c’è un problema politico. Il comitato ha raccolto le firme e nessuno per mesi in comune ha detto loro che andavano modificate, autenticate.
E’ da luglio che si va avanti. Il regolamento attuativo è fermo in commissione.
Io intendo proporre un referendum abrogativo su Moderati e riformisti che per me è incostituzionale. E’ una mia opinione.
Raccoglierò le firme, ma per carenza del consiglio comunale non si capisce quali siano le procedure. Mi sarei aspettato dal sindaco ieri desse indicazioni per sanare il problema. Che non riguarda questo referendum, ma qualsiasi altro che voglia essere indetto.
Io lo ripeto, a questo voto no. Non penso proprio che Michelini possa gestire l’acqua pubblica, ma non è il punto, si tratta di democrazia e possibilità di far esprimere i cittadini”.
L’assessore Barelli prova a spiegare il punto di vista del comune.
“L’atto preliminare – osserva Barelli – è la valutazione sulla validità delle firme, poi si poteva valutare l’ammissibilità del referendum. Agli atti del comune risultano 3.653 firme non autenticate. Di cui gli uffici hanno verificato l’identità delle persone”.
Dovevano essere autenticate. Anche se dal comitato sostengono che non fosse necessario.
L’assessore la pensa all’opposto. “Di conseguenza, indire un referendum con presupposti più o meno validi, comporta responsabilità di varia natura, anche economica, per chi l’autorizza, dai consiglieri al sindaco”.
Per Luigi Maria Buzzi (FdI) il caos è tutto da imputare al centrosinistra: “Voi governate, dovreste governare. La colpa è la vostra. Da questa parte la proposta c’è stata, ed è arrivata da Santucci. Dalla maggioranza che proposta avete?”.
Quella di Scorsi (Pd), per rinviare tutto in attesa dei pareri, compreso quello del ministero. Scelta che però non convince il presidente Volpi. Non la vota con Mongiardo. Passa a maggioranza, con i voti del centrosinistra. Applauso finale, il referendum è saltato.
Alla fine la sintesi della mattinata la fa Vittorio Galati: “Il sindaco Michelini avrà detto al segretario generale e al vice di non venire”. Un po’ di gossip finale.
