Grotte di Castro – A processo per essersi attaccato al contatore del gas della caserma.
Ancora guai per Angelo Benfante, ex comandante dei carabinieri di Grotte di Castro.
Dopo le accuse di spaccio di droga (assolto in primo grado; condannato a due anni e mezzo in appello e ora in attesa della Cassazione), ieri un nuovo rinvio a giudizio: il gup Francesco Rigato ha deciso che dovrà affrontare il processo per peculato l’estate prossima, davanti al collegio dei giudici del tribunale di Viterbo.
Benfante è rimasto nell’alloggio di servizio di via Bardiniana fino al 2011, anno dell’arresto dopo il ritrovamento di munizioni, dosi di cocaina ed eroina e piantine di marijuana in un sottotetto attiguo all’abitazione del maresciallo, nello stesso stabile in cui ha sede la caserma di Grotte, in via Bardiniana. Anche il fratello finì arrestato insieme a lui.
Nel 2013, da un controllo, ci si accorge che qualcuno aveva realizzato un bypass per trasferire la fornitura di metano dalla caserma all’alloggio privato di Benfante. E la colpa ricadde inevitabilmente sull’ex comandante.
Per la difesa, rappresentata dall’avvocato Angelo Di Silvio, manca la prova regina contro il militare: “Agli atti c’è solo un file che riguarda i consumi durante gli anni, ma non le fatture”, avrebbe fatto presente il legale ieri, in udienza preliminare.
A luglio l’inizio del processo per peculato. Nel frattempo, la Cassazione potrebbe aver fissato l’udienza per la vicenda di munizioni e stupefacenti.
