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“Potrei tornare in America, mi hanno offerto un contratto”

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Sport - Pugilato - Luca Podda della Cosmo boxe Tarquinia

Sport – Pugilato – Luca Podda della Cosmo boxe Tarquinia 

Sport - Pugilato - Luca Podda della Cosmo boxe Tarquinia

Sport – Pugilato – Luca Podda della Cosmo boxe Tarquinia

Tarquinia – Luca Podda insegue il sogno americano.

Il pugile della Cosmo boxe Tarquinia è rientrato da Miami martedì, ma ben presto potrebbe far ritorno negli Stati Uniti.

Il mese di allenamenti nella storica palestra Tropical Park ha aperto nuove porte all’atleta tarquiniese, che è tornato alla base con un bagaglio pugilistico più largo e con una grande novità.

Luca Podda, com’è andato questo ‘soggiorno’ a Miami?
“E’ andato bene, mi sono divertito e ho fatto una bella esperienza pugilistica. Mi sono allenato con uno dei migliori maestri della Florida che è Jorge Rubio, dentro una palestra aperta dalla mattina alla sera e frequentata da soli pugili professionisti. Ovviamente per lo sparring c’era una grande scelta”.

C’è qualche pugile che ti è rimasto impresso?
“Sicuramente il campione olimpico inglese Luke Campbell. E’ veramente forte, oltre che una persona eccezionale. Oltre a lui anche tanti pugili americani e non, tutti bravissimi”.

Che differenze hai riscontrato nel metodo di allenamento americano?
“Innanzitutto è molto più ragionato e più calmo e. In America curano molto la tecnica e sprecano il meno possibile sul ring, in pratica fanno il minimo indispensabile per vincere. Tutta potenza e come ho detto prima poco dispendio di energie, una boxe che ti porta a fare dodici riprese al top”.

La boxe italiana è certamente più indietro. Cosa si potrebbe fare per avvicinare le culture più avanzate?
“L’Italia è indietro perché non ti permette di fare solo il pugile come lavoro. L’America invece te lo permette. In Italia i manager non ti danno uno stipendio ma ti pagano a incontro, se ti pagano. Secondo me è la gente che deve cambiare mentalità e magari non guardare solo il calcio ma anche gli sport minori. In questo modo cresce l’audience e quindi le sponsorizzazioni. Sia chiaro, non parlo solo di pugilato ma di tutti i tipi di sport”.

A proposito di audience, hai visto il match del neo-campione del mondo Giovanni De Carolis?
“Certo, Giovanni è un mio grande amico e sono un suo grande ammiratore. Ho grande stima per lui sono e contentissimo per quello che ha fatto, ho quasi pianto quando ha battuto Vincent Feigenbutz. Probabilmente nei prossimi giorni gli andrò a dare una mano nello sparring visto che a breve dovrà difendere il titolo”.

Tornando all’America, cosa ti sei portato indietro da questa esperienza?
“Ho acquisito tanta calma e tranquillità. Ho migliorato la tecnica e ho arricchito il mio bagaglio culturale del pugilato perché più viaggi e più scopri altre altri metodi di allenamento. Poi sta a te mischiare tutto quello che hai imparato per arrivare al massimo”.

Nei prossimi mesi che farai?
“Ti do una news in anteprima. Ho un contratto in mano che non ho ancora firmato ma rappresenta una scelta importante. In America ho dimostrato che valgo, mi hanno visto e mi vogliono li, però non a Miami. Il manager è di Las Vegas e il campo di training è in Colorado, a Denver. Mi dovrei trasferire entro pochi mesi e per cinque anni. L’indecisione è tanta perché qui ho una vita e un lavoro, ma partire significa inseguire il mio sogno”.

Samuele Sansonetti


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