Viterbo – Federico Venzi morto soffocato.
Prime indiscrezioni sull’autopsia eseguita sul corpo del 43enne ucciso lo scorso 27 settembre, vicino alla rotatoria del Riello.
Il medico legale Mariarosaria Aromatario ha consegnato la sua relazione al pm titolare delle indagini, Massimiliano Siddi.
Da quanto trapela, Venzi sarebbe morto per le gravissime lesioni riportate dopo il pestaggio in via della Palazzina, lato Ipercoop, da parte del 22enne Sabato Battaglia, in carcere da settembre. Venzi sarebbe stato colpito a pugni su viso e trachea. I colpi gli avrebbero provocato la frattura di alcune ossa del viso, probabilmente la mandibola. Secondo quanto emerge dalla relazione del medico legale, il 43enne romano, residente a Caprarola, sarebbe stato soffocato dal suo stesso sangue.
Dopo l’autopsia, la procura dovrà decidere come proseguire, se chiudere le indagini e attivare la normale trafila della richiesta di rinvio a giudizio o chiedere il giudizio immediato: processo subito senza udienza preliminare. Molto dipenderà dalla fiducia degli inquirenti negli indizi già raccolti e nella quantità di accertamenti che restano ancora da fare.
Le strade di Venzi e Battaglia si incontrano verso le 4 del 27 settembre, nei pressi della rotatoria di via Aldo Moro.
Battaglia è con la fidanzata Lorella Colman, studentessa universitaria di Vetralla, a tutt’oggi indagata per favoreggiamento insieme a un paio di amici del giovane. Venzi viene da un locale nelle vicinanze, dove ha passato la serata con un conoscente di nazionalità marocchina: lui e l’amico sono entrambi ubriachi quando si incamminano a piedi verso la rotatoria del Riello.
All’uscita di via della Palazzina, lato Ipercoop, incontrano Battaglia e la fidanzata che parlano. Non si conoscono.
Venzi vede la ragazza semi sdraiata a terra. Forse pensa a un’aggressione. Offre il suo aiuto. Chiede se c’è bisogno di chiamare i carabinieri. Da Battaglia ottiene una risposta tipo: “Se non te ne vai li chiamo io”.
Sembra finire tutto lì. Con i due ragazzi che si allontanano a piedi. Ma Venzi e l’amico li seguono e Battaglia non gradisce. Cinquanta metri al massimo, tempo di raggiungere a piedi l’uscita vicina della rotatoria che imbocca su via Aldo Moro: qui, i pugni che atterrano Venzi e i fidanzati che scappano via. Il 43enne muore dopo circa tre ore all’ospedale Belcolle.
L’amico marocchino non sarà in grado neppure di chiamare il 118: saranno dei passanti a soccorrere Venzi, mentre i carabinieri del nucleo investigativo di Giovanni Martufi, seguendo le tracce di sangue sull’asfalto, arriveranno all’omicida in poche ore. Interrogato dal pm Siddi, Battaglia dirà di essersi sentito vittima di un’aggressione. Ma a sconfessarlo è proprio la fidanzata che, ascoltata più volte, non conferma in nessun interrogatorio che Venzi avesse intenzioni minacciose.
La difesa di Battaglia ha chiesto i domiciliari al posto del carcere, ottenendo un no dal gip e dal tribunale del Riesame. Oggi l’udienza in Cassazione.
Stefania Moretti




