Viterbo – “Giuseppe ucciso da un depuratore troppo potente. La perizia conferma i miei primi sospetti”.
Salvatore Centamore ne è sempre stato convinto. Non è stato un malore a uccidere il figlio nella piscina del camping La Petite Camargue in Francia, ma una pompa d’aspirazione che non ha mai allentato la presa. Giuseppe è morto così, a soli sedici anni. Sott’acqua.
“Ne ero sicuro, lo sono stato dal primo momento – dice il padre Salvatore –. Mio figlio è stato ucciso da un impianto troppo potente, che l’ha bloccato per interminabili minuti”.
La forza del depuratore l’ha prima risucchiato, e poi violentemente sbattuto con la schiena contro una grata. Incastrato, i polmoni si sono riempiti d’acqua e il cuore ha cessato di battere. Giuseppe è rimasto bloccato finché i soccorritori non lo hanno estratto a forza. La forza della disperazione, che purtroppo non è bastata.
“Fuori dalla piscina – continua Salvatore Centamore – non c’era nessun pulsante che potesse arrestare le pompe d’aspirazione. Non è mai stato installato, al suo posto solo un filo della corrente. Mio figlio è morto anche per questo, annegato in un metro e settanta d’acqua. Giuseppe è stato estratto da una griglia posta sulla parete verticale della piscina. Per liberarlo ci sono volute quattro persone, e altrettanti tentativi. Quando è stato estratto hanno provato a rianimarlo, ma alle tre di notte del primo luglio è morto in ospedale”.
Sulla dinamica dell’incidente è stata aperta un’inchiesta per omicidio colposo. La magistratura francese sta raccogliendo tutti gli elementi utili per accertare le responsabilità di una morte così assurda. Nelle scorse settimane i giudici hanno ascoltato anche i genitori e la sorellina di Giuseppe.
“Non è stato semplice ricordare gli ultimi istanti di vita del nostro campione, soprattutto per mia figlia – racconta Centamore -. Ha solo dodici anni, ed è stata la prima ad accorgersi di tutto. Ha anche cercato di trascinare via il fratello, ma non c’è riuscita”.
Il processo inizierà nel 2017. “Le autorità stanno lavorando bene e verificheranno anche se, in un primo momento, ci sia stata omissione di soccorso – conclude Centamore -. Con mia moglie vogliamo verità. Vogliamo sapere perché quella vacanza si è trasformata in tragedia”.
Raffaele Strocchia
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