Viterbo – Mario Quintarelli capogruppo e Aldo Fabbrini vice.
Il Pd in consiglio comunale rimette a posto i tasselli dopo le dimissioni di Francesco Serra, ma non riesce a rimettere in sesto la difficile situazione interna.
La convivenza fra le due anime, una Popolare, l’altra vicina all’ex Serra è complicata. Quasi impossibile.
L’incontro di ieri sera ne è stato la fotografia fedele.
Il gruppo consigliare si riunisce ma trovare un’intesa è arduo. Da una parte il gruppo dei sette vicini all’ex capogruppo Francesco Serra, dall’altra i cinque Popolari. Quintarelli appartiene al primo schieramento.
I Popolari sono anche favorevoli a votarlo, ma in cambio chiedono che i “dissidenti” s’impegnino a partecipare all’attività a palazzo dei Priori, a trovare un minimo di sintonia, a rientrare nei ranghi. C’è un documento da sottoscrivere contestualmente alla scelta di capogruppo e vice. Ma i sette non ci stanno.
La riunione in via Polidori è tesa. Le due anime si affrontano senza troppi complimenti.
Incontro convocato per le 18, si comincia con la classica mezz’ora di ritardo e si va avanti a lungo, fino a dopo le 21.
Attorno alle 20, Francesco Serra sbatte la porta e se ne va. Dentro si continua a discutere animatamente. Non c’è collegialità, dice qualcuno, non c’è condivisione con gli assessori, incalza qualcuno altro.
Per essere precisi, l’espressione esatta è: i vostri assessori, i nostri assessori. Quasi fossero non due correnti, ma due partiti separati.
Si rivede Arduino Troili, il consigliere che fra i sette Pd non è tornato sui suoi passi. Resta fuori.
Baci e abbracci con tutti. Non risparmia battute e non lascia dubbi a chi spera che la sua presenza sia il preambolo di un rientro in consiglio comunale.
Indietro non torna. “A meno che – dice Troili – il sindaco Leonardo Michelini non si cosparga il capo di cenere, chiedendo scusa agli abitanti di Bagnaia”. Improbabile.
Com’è altrettanto improbabile, rivedere Troili fra i banchi della maggioranza.
Alla sede Pd c’è anche Aldo Bellocchio. Nel caso in cui Troili dovesse dimettersi, entrerebbe al suo posto. Altra eventualità improbabile.
E’ lo stesso Troili a proporre come capogruppo Quintarelli. Dal fronte opposto c’è chi dice no. Non sul nome del consigliere, ma sul metodo.
Chi avanza candidature, si sente replicare Troili, deve partecipare alla vita in consiglio comunale.
Alla fine, però, una decisione i consiglieri la prendono. Più per evitare d’andare in consiglio oggi senza un capogruppo nominato, che non per convinzione.
Pd diviso in una maggioranza divisa. In queste condizioni andare a discutere con gli alleati, la famosa riunione di maggioranza, sarà un’impresa e ancora più difficile discutere di assetti, di giunta. A sei? sette? Otto? Siamo ai numeri.
Giuseppe Ferlicca






