Viterbo – Diritti congelati in attesa che il tribunale decida.
Succede per Francesca Mastrolonardo, come per molte altre vicende bloccate dentro cassetti o ammonticchiate su scrivanie. Aspettando un giudice che se ne faccia carico.
E’ l’avvocato Enrico Mezzetti a lanciare un grido d’allarme. Giovedì doveva svolgersi l’udienza davanti a un collegio di giudici civili per ascoltare Marco Scipioni, psichiatra e perito del tribunale che ha visitato Francesca, la 23enne disabile rinchiusa per otto mesi in casa famiglia contro la sua volontà.
Il procedimento è semplicemente congelato. Significa che non c’è stata nessuna udienza giovedì e non ce n’è una fissata, perché dei tre giudici che formavano il collegio, uno è stato spostato dal civile al penale. Non solo questa, ma tutte le sue cause sono finite come in un buco nero, dal quale usciranno solo quando un altro magistrato prenderà il suo posto. Per l’avvocato Mezzetti è inconcepibile. Al di là dei singoli giudici e delle singole responsabilità.
“A Viterbo abbiamo migliaia di cause congelate – spiega -. Nella migliore delle ipotesi, rinviate di sei mesi in sei mesi. Ho procedimenti fermi persino da due anni. Lo trovo intollerabile quando discutiamo dei diritti delle persone, perché si sconfina drammaticamente in una giustizia che non dà giustizia. Scoraggiante per il cittadino”.
Poche righe di una circolare per bloccare centinaia di procedimenti. Tra cui quello di Francesca Mastrolonardo.
Era il 27 marzo quando la ragazza veniva portata via da Tuscania per finire in una struttura protetta a 70 chilometri da casa. Prima di potervi tornare ha aspettato otto mesi.
“L’udienza di adesso serviva per accelerare i ritmi di un ritorno di Francesca alla normalità – spiega l’avvocato Mezzetti -. E’ vero che, ora come ora, la situazione è molto meno drammatica di pochi mesi fa. Ma il punto è anche questo: la vita di Francesca è cambiata. E’ cambiato il rapporto tra i genitori: l’armonia familiare è recuperata e lei è felice. Ci sono tutte le premesse perché il tribunale lo riconosca e prenda atto di quanto il dottor Scipioni scrive nella perizia: Francesca è in grado di comprendere la propria situazione ed è serena. Adesso, per la prima volta, il tribunale potrebbe considerare la volontà di Francesca, che finora è passata sempre in secondo piano, anche ai fini di tutte le sue necessità quotidiane, dalla nomina dell’amministratore di sostegno in poi. Francesca potrebbe scegliere, questo chiediamo per lei. Invece il tribunale che fa? Si congela. Congelando anche le vite degli altri”.
Per l’avvocato Mezzetti, la giustizia è innanzitutto una questione di responsabilità. “C’è un rimpallo infinito. Uno scaricabarili continuo. Mi chiedo cosa pensa il ministro Orlando di questa giustizia. Di certo, il suo ‘tutto va bene madama la marchesa’ non ce lo beviamo, perché troppe cose non vanno. Una è questa: la giustizia riguarda fatti umani e ai fatti umani devono pensare gli uomini. Tutti. Dal Parlamento in giù. Specie quando si tratta della vita e della libertà delle persone”.

