Viterbo – Scintille tra Daniele Camilli e la difesa di Paolo Gianlorenzo.
Il giornalista denunciò il suo ex direttore per diffamazione, dopo un articolo pubblicato da Gianlorenzo il 9 giugno 2012.
“Mi dava dello sciacallo e dello speculatore relativamente al caso di Attilio Manca, il giovane medico siciliano trovato morto a Viterbo in circostanze mai chiarite”, ha spiegato Camilli in udienza davanti al giudice Rita Cialoni.
“Mi occupai del caso proprio per il giornale di Gianlorenzo, ‘L’Opinione di Viterbo e alto Lazio’, per il quale ho lavorato – ha continuato il giornalista -. Da quelle stesse colonne e per quello stesso caso, Gianlorenzo mi ha attaccato, sbeffeggiando me, il mio impegno per questa vicenda e il mio lavoro in generale. Anche il mio libro ‘La mafia a Viterbo’ veniva denigrato. Diceva che dovevo pagare salato per i miei articoli e che avevo inventato di sana pianta le minacce di morte che ho ricevuto negli anni”.
Camilli è parte civile al processo tramite l’avvocato Giacomo Barelli. Per Gianlorenzo, l’avvocato Franco Taurchini ha avanzato dubbi sulla ‘genuinità’ della denuncia, sporta a pochi giorni dal termine massimo previsto per legge e dopo che Gianlorenzo aveva licenziato Camilli.
“C’è qualcosa di male se ho voluto prendermi tutto il tempo possibile per pensarci? – ha risposto Camilli -. Quella del licenziamento è tutta un’altra storia, con una denuncia sporta separatamente per i fatti riguardanti ‘la macchina del fango'”. Che è il fascicolo più corposo su Paolo Gianlorenzo, indagato per corruzione, tentata estorsione, minacce, detenzione di arma, appropriazione indebita e tentata concussione.
‘Macchina del fango’ (o ‘metodo Ciarrapico’) per il tritacarne mediatico in cui sarebbero finiti nemici degli amici e persone influenti ‘colpevoli’ di aver negato favori a Gianlorenzo. Il pm Massimiliano Siddi la chiama tentata estorsione e ne contesta diverse all’ex direttore dell’Opinione di Viterbo. Tra le tante, quella a Camilli e agli altri cinque giornalisti che lavoravano per Gianlorenzo: la minaccia di licenziarli se non avessero accettato compensi più bassi.
Per la difesa di Gianlorenzo – rappresentata dall’avvocato Carlo Taormina nella ‘macchina del fango’ -, una questione puramente interna alla redazione: la crisi nera imponeva drastiche riduzioni degli stipendi. Ma il gup Stefano Pepe non si è convinto e ha rinviato a giudizio Gianlorenzo (per la terza volta consecutiva) insieme ad altre sette persone: il processo per ‘la macchina del fango’ inizierà il 5 luglio. Quello per la diffamazione a Camilli continua a ottobre per sentire Gianlorenzo e per la decisione.

