Civitavecchia – Ordinanza d’arresto per l’ex sindaco di Civitavecchia Gianni Moscherini e l’ex assessore al Commercio Vincenzo De Francesco.
Secondo il quotidiano Il Tempo, a carico dei due la procura di Civitavecchia ipotizza i reati di tentata estorsione e induzione indebita a dare utilità.
Civitavecchiesi gli indagati, ma l’inchiesta riguarda da vicino anche Viterbo. Perché al centro delle presunte pressioni di Moscherini e De Francesco al presidente dell’autorità portuale Pasqualino Monti e al segretario generale Maurizio Ievolella, ci sarebbe una cava a Viterbo. Quella sulla Tuscanese. La stessa in cui ieri mattina, per questioni di contenziosi societari che nulla hanno a che vedere con l’indagine in corso a Civitavecchia, è arrivata la polizia per sequestrare due impianti.
Il Tempo, nell’articolo a firma di Ivan Cimmarusti, riporta stralci degli atti d’inchiesta, secondo i quali Moscherini avrebbe chiesto a Monti e Ievolella “di intervenire abusivamente sulle imprese cui erano stati aggiudicati i lavori di realizzazione di ‘Opere strategiche per il porto di Civitavecchia’”. Lo scopo, come spiega il quotidiano romano, sarebbe stato “favorire l’acquisto da parte delle imprese medesima di una cava di proprietà della Romanacav srl” o di “indurre le imprese medesime ad assegnare i subappalti per la fornitura di materiale lapideo alla cava predetta per l’importo che lo stesso Moscherini fissava in una cifra compresa tra 23 milioni di euro e 20 milioni, minacciando la presentazione di denunce nei confronti dei titolari delle cave cui erano stati assegnati o erano in corso di assegnazione i subappalti per le forniture medesime”.
Di quei 20-23 milioni di euro, Moscherini avrebbe dovuto prendere l’8 per cento. Cioè 1 milione e 600mila euro, secondo le indagini del pm Lorenzo Del Giudice, che per l’ex sindaco aveva chiesto il carcere, mentre il gip Massimo Marasca ha ritenuto di dover applicare i domiciliari. Per ora, ci sarebbe un’ordinanza d’arresto eseguita nei confronti di De Francesco e non ancora di Moscherini, che si troverebbe negli Stati Uniti.
Ma come avrebbe potuto Moscherini guadagnare quell’8 per cento da un’eventuale transazione? Le carte riportate dal Tempo spiegano che l’ex sindaco avrebbe costretto “con la minaccia, Monti e Ievolella a fare pressioni sulle imprese aggiudicatarie della gara d’appalto predetto affinché il materiale lapideo fosse fornito alla cava della Romanacav srl, società con cui il Moscherini aveva stipulato un contratto di mediazione che prevedeva quale compenso l’importo pari all’8 per cento del fatturato derivante dalla fornitura”.
Moscherini, ala centrodestra, ha rivestito entrambe le cariche di Monti e Ievolella, prima di diventare sindaco di Civitavecchia nel 2007. E’ stato prima segretario, poi presidente dell’autorità portuale.
Il Tempo cita anche le dichiarazioni di Monti e Ievolella davanti agli inquirenti. Dichiarazioni che sarebbero state il motore dell’inchiesta. In qualche punto perfino inquietanti, come il passaggio della telefonata al fratello di Ievolella, Gianluca, dirigente del ministero delle Infrastrutture: “Altro fatto strano, avvenuto nel maggio 2015: alcuni soggetti che contattarono mio fratello, gli riferirono che il Monti era un personaggio isolato e ormai finito e di dare a me il consiglio di mettermi a disposizione loro per collaborare alla attività di demolizione di Monti. Se non avessi collaborato riferirono a mio fratello che ‘mi avrebbero tritato’. Al riguardo riferisco comunque che mio fratello ebbe uno stop nella sua carriera a causa della campagna a suo sfavore promossa dal Moscherini: proprio per questo mio fratello, per esperienza, mi consigliò di lasciar perdere né io ho insistito per sapere da chi avrei dovuto guardarmi. L’idea che mi sono fatto è che tali minacce derivano certamente dal clan Moscherini anche in considerazione degli attacchi mediatici e giudiziari subiti da me e dalle mie figlie”.

