Viterbo – (s.m.) – Prende le sembianze di un ‘processo alle indagini’ il capitolo 2 di “Genio e sregolatezza”.
L’inchiesta sulla presunta appaltopoli all’ombra del genio civile viene passata ai raggi X dalle difese degli 8 imputati, tra amministratori, imprenditori e funzionari dell’ufficio regionale che aiutava i piccoli comuni con la burocrazia degli appalti.
Ieri mattina, riapertura del processo per corruzione e turbativa d’asta al tribunale di Viterbo: 16 testimoni già ascoltati hanno sfilato davanti al rinnovato collegio di giudici, presieduto da Maria Luparelli (a latere Giacomo Autizi e Silvia Bartollini). Sul banco dei testimoni anche l’assistente capo Paolo Cerasi e il sovrintendente Stefano De Carli, forestali del Nipaf, nel pool di investigatori che hanno seguito le indagini fin dalla prima ora.
Le difese hanno chiesto di tutto. Perfino il tipo e la marca delle strumentazioni usate per intercettare i telefoni degli indagati. “Era un lavoro di équipe – hanno risposto i forestali -. Facevamo turni di 12 ore cui seguivano riunioni operative per aggiornarci”. L’attenzione si concentra per lo più su un foglio Excel con un elenco di gare e, accanto, somme di denaro sulle quali la pubblica accusa non ha dubbi: sono le tangenti che Fabrizio Giraldo, imprenditore imputati, doveva a Roberto Lanzi, funzionario del genio civile alla sbarra. Per un totale di 49mila euro circa. “Chiunque legga questo foglio non può pensare ad altro che a tangenti”, concludono i forestali, che hanno incrociato i dati di quel foglio con le intercettazioni, con i documenti delle gare d’appalto incriminate e anche con l’interrogatorio di Giraldo, secondo quanto riferito in aula.
Le difese ribattono su un punto: soldi sono stati trovati? Indagini bancarie sono state fatte? No.
Prossima udienza ad aprile.

