Bomarzo – I luoghi cari a Pasolini nel più totale abbandono, tra incuria e degrado. La necropoli di santa Cecilia ricoperta di rifiuti. Cumuli di immondizia anche nei pressi della torre di Chia. Discarica a cielo aperto nel fosso del Rio.
Uno scenario desolante quello che turisti ed escursionisti trovano visitando il sito archeologico di santa Cecilia a Bomarzo. Un luogo in cui natura, arte e cultura si fondono perfettamente.
Tra tagliate e tombe etrusche, cascate, sentieri e case rupestri Pier Paolo Pasolini girò alcune scene del film Il vangelo secondo Matteo. Nella torre di Chia il regista visse spesso negli ultimi anni di vita.
Oggi questi luoghi sono nel più totale abbandono e sconosciuti ai più. Tra cartelli turistici sbiaditi, illeggibili o addirittura mancanti. Una bellezza paesaggistica e culturale che, invece di essere motore di sviluppo economico e turistico, quasi nessuno conosce.
Nel sito di santa Cecilia anche mulini, antichi camminatoi e ponti. Il verde la fa da padrone. Un luogo fiabesco deturpato da incuria, degrado e sacchi d’immondizia.
Negli scatti del lettore Simone Pizzo, turisti ed escursionisti mangiano sulle tombe antropomorfe ricavate nella roccia – fondamenta di una vecchia chiesa protocristiana -, facendo diventare la zona un’area picnic.
Qualcuno, per ripararsi dal sole e proteggersi dal caldo, addenta addirittura il proprio panino all’interno delle tombe, lasciando qui carte, cartacce, lattine e bottiglie.
Camminando per il sito archeologico, la torre di Chia e la piramide etrusca. La prima fu scelta da Pasolini come sua seconda dimora. Il regista l’acquistò e costruì una casetta con grandi vetrate. E in un piccolo ma luminoso studio, visse spesso negli ultimi anni di vita.
La piramide è una meraviglia di antica ingegneria, appare improvvisa e maestosa nel profondo del bosco. Monumento unico in tutta l’Etruria, era un tempio sacro a divinità sconosciute. Scavato in un unico blocco di pietra vulcanica, si racconta fosse luogo di riti e sacrifici.
Nascosta per anni da muschi, querce e castagne venne scoperta nel 2008 dall’agricoltore Salvatore Fosci che la liberò da un intricato ammasso di rovi, foglie e radici.
Oggi chi percorre questi luoghi, trova una strada ricoperta di rifiuti e spazzatura. Un’indegna cornice per un posto così bello. Il fosso del Rio è addirittura diventato una discarica a cielo aperto. All’interno plastica, lavatrici, mobili e tanto altro.
E pensare che basterebbe istituire un’area protetta per salvare e salvaguardare quello che Pasolini definì come “il paesaggio più bello del mondo. Dove l’Ariosto sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta innocenza di querce, colli, acque e botri”.
Raffaele Strocchia




