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L’omicidio Zappa in Cassazione

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Ausonio Zappa

Ausonio Zappa

Adrian Nicusor Saracil

Adrian Nicusor Saracil

Cosmin Petrut Oprea

Cosmin Petrut Oprea

Alexandru Petrica Trifan

Alexandru Petrica Trifan

Daniel Ionel Oprea

Daniel Ionel Oprea 

Viterbo – Omicidio Zappa in Cassazione.

E’ fissata al 28 aprile l’€™udienza per i quattro giovani romeni accusati di aver ucciso Ausonio Zappa, professore 82enne, fondatore dell’€™Accademia di belle arti di Milano e Viterbo.

L’arancia meccanica nella sua villetta a Bagnaia è tristemente nota. Due pali e due rapinatori entrati in casa per rubare, ma l’€™anziano si è svegliato, li ha sorpresi ed è stato investito da una raffica di calci e pugni. Colpito fatalmente alla testa anche con un oggetto contundente. Quello che trovano vigilanza privata e carabinieri, entrando nella villetta di strada Romana 12A, è un anziano a terra che rantola nel suo stesso sangue. Zappa morirà dopo dieci giorni.

In primo grado, gli esecutori materiali dell’€™omicidio Cosmin Petrut Oprea e Adrian Nicusor Saracil prendono l’€™ergastolo; condannati a sedici e dodici anni Alexandru Petrica Trifan e il fratello di Cosmin, Daniel Oprea.

La sentenza è riformata in appello: vent’€™anni a Oprea e Saracil, otto e dieci agli altri due, usciti entrambi dal carcere e agli arresti domiciliari.

Già l’anno scorso la vicenda aveva provato a decollare in Cassazione. Niente da fare per lo stop imposto da una questione tecnica, ma che molto poteva incidere sul calcolo della pena. Cioè la contestazione della recidiva.

In pratica, la procura generale della Corte d’Assise d’appello reclamava la recidiva per Cosmin e Adrian: i due, 19 e 22 anni all’epoca del delitto Zappa, avevano diversi precedenti ma non furono considerati recidivi. Il che aprì la strada agli importanti sconti di pena che i rapinatori hanno ottenuto in appello. La palla è passata alla Corte Costituzionale, che ha dato carta bianca ai giudici, permettendogli di valutare caso per caso se contestare la recidiva o meno. Per i babyrapinatori del caso Zappa, dare trent’anni a ragazzi di venti non fu considerato adeguato, nell’ottica dello scopo rieducativo della pena.

Tra un mese, parola alla Cassazione. 


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