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“Fantasiose le accuse a Moscherini”

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Civitavecchia - Gianni Moscherini

Civitavecchia – Gianni Moscherini

Civitavecchia - Gianni Moscherini

Civitavecchia – Gianni Moscherini 

Civitavecchia – “Un’accusa fantasiosa, che non sta in piedi”.

E’ il commento a caldo dell’avvocato Pierluigi Bianchini che, insieme al professor Carlo Taormina, difende l’ex sindaco di Civitavecchia ed ex presidente dell’Autorità portuale, Gianni Moscherini, dall’accusa di tentata estorsione.

La notizia dell’ordinanza d’arresto per l’ex sindaco ha cominciato a spargersi da due giorni. Un’ordinanza non ancora eseguita a suo carico, perché Moscherini, al momento, si trova negli Stati Uniti e dovrebbe rientrare in giornata. L’ex assessore Vincenzo De Francesco, invece, è recluso in casa da quarantott’ore. Per Moscherini, il pm di Civitavecchia titolare dell’inchiesta, Lorenzo Del Giudice, aveva chiesto gli arresti in carcere che il gip Massimo Marasca non ha accordato, ritenendo più adeguati i domiciliari.

Gli avvocati dell’ex sindaco non hanno ancora tutte le carte a disposizione, ma l’idea di Bianchini è netta. “L’estraneità di Moscherini ai fatti è palese già da ora – spiega -. Ma il ricorso al tribunale del Riesame ci permetterà di avere una visione d’insieme e di chiarire, soprattutto, alcuni punti oscuri”. 

Moscherini, ala centrodestra, è stato prima segretario, poi presidente dell’autorità portuale prima di diventare sindaco di Civitavecchia nel 2007.

L’ipotesi di reato è estorsione e induzione indebita a dare utilità. In pratica, aver fatto pressioni sul presidente dell’autorità portuale Pasqualino Monti e sul segretario generale Maurizio Ievolella al fine di procacciare affari milionari a una cava viterbese. Sarebbe convenuto allo stesso Moscherini, secondo gli atti dell’inchiesta riportati ieri dal quotidiano Il Tempo, perché l’ex sindaco avrebbe avuto un contratto di mediazione con la società Romanacav srl “che prevedeva quale compenso l’importo pari all’8 per cento del fatturato derivante dalla fornitura”. Fornitura che gli inquirenti quantificano in almeno 20 milioni di euro. L’8 per cento di 20 milioni è 1 milione e 600mila.

“L’inchiesta parte dagli interrogatori di Monti e Ievolella nell’ambito di un altro procedimento penale – afferma l’avvocato Bianchini -. I fatti risalgono al 2013. Gli interrogatori di Monti e Ievolella si svolgono nel 2016. E solo nel 2016 l’autorità giudiziaria viene messa a conoscenza dei fatti che sono poi quelli contestati a Moscherini. L’anomalia di questa ordinanza è fisiologica: non c’è un esposto e non c’è una denuncia. C’è un’iniziativa della procura, che ha costruito un’accusa su basi a dir poco fragili”. 


– Tentata estorsione, ordinanza d’arresto per Moscherini


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