Viterbo – Ricomincerà.
Il processo a Gianfranco Fiorita, il dentista ex latitante partito per il Sudamerica lasciando i clienti con i ponti in bocca, è destinato a fare un lungo passo indietro.
Dopo il cambio di giudice, il processo è a un bivio: potrebbe riprendere dov’era rimasto, qualora tutti gli avvocati fossero d’accordo ad accettare le prove già acquisite e a far sì che il giudice legga tutte le testimonianze finora raccolte. In caso contrario, gli atti dovranno essere rinnovati. Significa che i testimoni dovranno tornare davanti al nuovo giudice per dire se confermano o meno le dichiarazioni già rilasciate. Andrà probabilmente così, come preannunciato dalla difesa del dentista, rappresentata dall’avvocato Roberto Alabiso.
Tutto iniziò con la fuga del professionista il 14 ottobre del 2010. Di punto in bianco, senza avvisare e senza spiegarne il motivo, il dentista non si fece più trovare. I soci dello studio, che da poco erano entrati in affari con lui, persero le quote versate per l’ingresso nella Dental Action, di cui Fiorita era titolare. I pazienti, invece, si ritrovarono con i lavori ai denti a metà e, la maggior parte, anche con le rate da pagare visto che il dentista aveva proposto loro di accendere prestiti con le finanziarie per saldare le cure.
Il pm Stefano D’Arma gli contesta un’appropriazione indebita da circa 660mila euro: la somma, appunto, delle quote versate dai soci e dei soldi incassati dalle società di finanziamento. Lui, invece, sostiene di esser stato costretto a scappare perché vittima di estorsione e che, in quei quasi quattro anni trascorsi principalmente in Paraguay, avrebbe vissuto arrangiandosi proprio perché senza soldi.
In aula, dal 2012 ad oggi, sono sfilati decine e decine di testimoni. 61 sono soltanto le parti civili nel processo, mentre il totale delle persone offese arriva a 79.
