Viterbo – A 21 anni padroni di un quartiere.
Dovevano sentirsi così prima di finire in cella i cugini Giovanni Tabasco e Gaetano Formicola, napoletani di San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli.
La squadra mobile li ha arrestati a Viterbo, mettendo fine al loro mese di latitanza. Scappavano dopo l’omicidio di Vincenzo Amendola, diciott’anni, ucciso perché aveva osato rubare la donna a un boss. Inaccettabile per Formicola, Tabasco e il loro complice Gaetano Nunziato, tutti e tre amici di Vincenzo e affiliati al clan Formicola. Tutti e tre accusati di averlo ammazzato a colpi di pistola in faccia, ognuno il suo ruolo tra chi ha teso la trappola (Nunziato), chi ha trovato l’arma (Tabasco) e chi ha sparato (Formicola).
Facebook dice molto di loro. Soprattutto di Giovanni Tabasco, anche detto “Birillo”, appartenente al clan Formicola insieme al suo inseparabile cugino Gaetano.
Il 21enne fa il camorrista e se ne vanta: lo scrive tra le informazioni della sua biografia minima sul social network. Professione: “cammorrista presso camorista”. E, ancora, dalla ‘carta di identità’ di Facebook: “vive a san Giovanni a Teduccio. Ha vissuto presso ‘The Bronx'”.
Vengono chiamati così i casermoni del rione Taverna del Ferro: due palazzacci affacciati uno sull’altro a formare un cunicolo di alloggi che sembrano più tane che case. Il Bronx è tra i ‘capolavori’ di un’architettura di serpentoni che tanti mostri di cemento ha generato. Per densità abitativa e problemi, assomiglia alle Vele di Scampia a Secondigliano o allo Zen di Palermo in versione ridotta.
Le cosiddette ‘stecche’ di San Giovanni a Teduccio nascono dalla ricostruzione del terremoto dell’Irpinia. In molti appartamenti non batte neanche il sole. Una striscia di cielo a separare i due caseggiati di un ghetto per spacciatori, nel territorio dei Formicola.
Chi cresce qui respira il degrado di uno spazio opprimente solo a guardarlo, tra disoccupazione e violenza. Le notizie dell’ultimo mese assomigliano a un bollettino di guerra: colpi d’arma da fuoco esplosi contro un’agenzia di spettacolo; un anziano in fin di vita, accoltellato in faccia da un transessuale colombiano; un pregiudicato gambizzato. Tutto nello stesso quartiere in cui Tabasco e Formicola fanno i bulli, le spalle coperte dal timore reverenziale che incute il clan.
Tabasco è vanitoso. Non perde occasione per scattarsi foto allo specchio, che puntualmente pubblica. Ce ne sono più di 1600 sul suo profilo: stadio, locali, fast-food, strada. Ma anche mare, bambini e manifestazioni religiose. Tanti amici e, poi, i due Gaetani (Formicola e Nunziato) che, per lui, sono “la famiglia”.
Un babyboss tutto selfie, donne e neomelodici che mischia scatti in cui si atteggia da fotomodello, dal parrucchiere o davanti alla specchiera di casa, con citazioni romantiche da diario adolescenziale o frasi a effetto da uomo che non deve chiedere mai. “Ottengo sempre ciò che voglio”. “La vita è una sola e me la godo”. “Perdona chi ti uccide ma non perdonare chi ti infama”. “Niente è proibito”. E la sensazione è proprio che niente sia eccessivo o vietato per questi rampolli di famiglie camorriste. Neanche ammazzare il proprio amico diciottenne per vendicare l’onore del boss.
Holly Golightly





