Viterbo – Associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, anche minorile.
Dovevano difendersi da un’accusa pesante i tre arrestati dai carabinieri di Viterbo nell’operazione Libertà (fotocronaca – slide): una coppia, insieme a un conoscente, finirono in manette l’anno scorso con l’accusa di aver fatto prostituire due ragazze (una minorenne) in due alloggi a Viterbo e Terni.
Ieri sono fioccate le prime condanne, dopo il processo con rito abbreviato per due imputati su tre davanti al gup di Roma Annamaria Gavoni: sette anni di reclusione per G.D., 26enne romena e nove anni al marito G.A., 29enne.
F.I., 36enne, anche lui di nazionalità romena, è stato rinviato a giudizio. E’ stato l’unico a preferire il rito ordinario all’abbreviato. Il processo, per lui, si aprirà a luglio.
Il fascicolo era passato alla Direzione distrettuale antimafia per competenza, data la gravità dei reati contestati, ma tornerà a Viterbo per la fase processuale: F.I. sarà giudicato davanti al tribunale del Riello.
L’indagine dei carabinieri di Viterbo è andata avanti per due mesi. Qualcuno, nel quartiere San Faustino, aveva notato uno strano via vai in una palazzina in via delle Mura. Due gli alloggi, uno a Terni e uno a Viterbo; due le ragazze costrette a vendersi, anche se, per gli inquirenti, è possibile fossero anche di più.
Un business da decine di clienti al giorno. Il prezzo delle prestazioni sessuali variava dai 50 ai 200 euro. Con possibilità del più costoso servizio a domicilio, se il cliente lo richiedeva.
Un gruppo attrezzato, secondo il pm Paola Conti, che agiva secondo logiche quasi imprenditoriali: tariffario, pubblicità su siti web specializzati, accompagnamento e rotazione delle ragazze. E persino sorveglianza armata durante i rapporti con i clienti: i carabinieri hanno sequestrato armi clandestine, appositamente modificate per renderle più pericolose. Tutto sotto l’attenta gestione di F.I. e della coppia arrestata.
I carabinieri li hanno bloccati prima che riuscissero a tornare in Romania.



