Viterbo – La Regione Lazio pronta a batter cassa agli indagati per assenteismo.
Solo un rinvio, ieri mattina, per l’udienza preliminare per i 21 finiti sotto inchiesta nel 2010, dopo il “salto collettivo del tornello” scoperto dalla squadra mobile di Viterbo. La raffica di arresti prese il nome di operazione Jump.
Ieri mattina doveva svolgersi l’udienza davanti al gup Francesco Rigato, slittata per problemi di notifica. Ma l’avvocato della Regione Lazio, Marina Bernini, ha annunciato l’intenzione dell’ente di costituirsi parte civile, depositando già l’atto, anche se la costituzione sarà formalizzata solo alla prossima udienza.
Truffa ai danni dello stato il reato ipotizzato dagli inquirenti: saltando i tornelli, i dipendenti dell’ufficio regionale dell’agricoltura, decentrato a Viterbo, sarebbero riusciti ad allontanarsi dal posto di lavoro risultando comunque in ufficio.
La vasta indagine di procura e squadra mobile parte nel 2008 da una segnalazione anonima.
La svolta arriva due anni più tardi, con l’installazione di videocamere che riprendono il salto dei tornelli e confermano le anomalie dei documenti sequestrati.
E’ a quel punto che scattano le misure cautelari: otto persone ai domiciliari e otto con l’obbligo di firma, a seconda della maggiore o minore gravità delle posizioni.
Le misure cautelari furono revocate due settimane dopo, su richiesta del pm Paola Conti, prima della pronuncia del tribunale del Riesame.
Una tesi, quella del salto del tornello per fuggire dal posto di lavoro, che i difensori hanno sempre respinto, insistendo non solo sull’uso illegittimo delle riprese, ma anche sugli improbabili orari di entrata e di uscita registrati dagli orologi che, per i legali, non funzionavano correttamente. Se ne riparla ad aprile.





