Vetralla – Finì tra i 50 arrestati di un’imponente operazione per traffico internazionale di droga. Un anno e mezzo tra carcere e domiciliari, poi l’assoluzione.
Quella di Claudio Borzetti, 35enne di Vetralla, è la storia di un errore giudiziario.
A tre anni da quel blitz che gli ha cambiato per sempre la vita, Borzetti può recuperare la sua serenità.
La Corte d’appello di Roma lo ha assolto dall’accusa di aver spacciato ingenti quantitativi di droga.
Dal reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, Borzetti era stato assolto già in primo grado dal gup di Roma che, però, lo aveva condannato a tre anni per un episodio di spaccio. Il suo avvocato Luciano Moneta Caglio ha impugnato la sentenza e i giudici d’appello l’hanno riformata completamente, scagionandolo anche dall’ipotesi di spaccio che restava.
Era l’inchiesta “Paquetes” (pacco in spagnolo), della Direzione distrettuale antimafia di Roma.
Il pm Maria Cristina Palaia contestava reati pesanti, tra cui l’associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga e allo spaccio. Le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Roma andarono avanti per due anni, dal 2010 al 2012. Gli arresti scattarono nell’estate 2013.
Traffico di cocaina dal Paraguay all’Italia, secondo gli investigatori, che durante le indagini sequestrarono tre chili e mezzo di cocaina nascosta all’interno di attrezzature sportive da boxe. Fu solo il primo della lunga serie di sequestri di stupefacenti dell’operazione “Paquetes”. La droga era destinata alle piazze di spaccio di Ostiense e Testaccio, a Roma. Alcuni indagati, per gli inquirenti, avevano rapporti con i gruppi malavitosi Senese e Casamonica; uno avrebbe partecipato a un sequestro di persona insieme a un esponente del noto clan romano. Un colombiano e un giovane della Capitale sarebbero rimasti segregati per due giorni in un appartamento in zona Romanina, pestati e minacciati per un vecchio debito di droga.
L’indagine toccò le province di Roma, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Salerno e Rieti, arrivando fino a Tenerife (Isole Canarie) e in Albania.
Per molti indagati il quadro accusatorio ha retto in primo grado e in appello, con condanne esemplari. Non per Borzetti, unico viterbese arrestato, che non c’entrava niente col business dello spaccio. Per il suo legale, ci sono tutti gli estremi per procedere con una causa di risarcimento per ingiusta detenzione.

