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Acqua pubblica, consiglio finisce in caciara

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Viterbo - Comune - Il consiglio sull'acqua pubblica

Viterbo – Comune – Il consiglio sull’acqua pubblica

Viterbo - Comune - Consiglio straordinario sull'acqua pubblica

Viterbo – Comune – Consiglio straordinario sull’acqua pubblica

Viterbo - Consiglio comunale sull'acqua pubblica - Il pubblico volta le spalle

Viterbo – Consiglio comunale sull’acqua pubblica – Il pubblico volta le spalle

Viterbo – Referendum sulla gestione pubblica dell’acqua: “L’argomento non ricade strettamente nelle materie d’esclusiva potestà locale”.

Arriva fuori tempo massimo il parere dal ministero dell’Interno sull’ammissibilità del quesito richiesto dal comitato Non ce la beviamo, con la raccolta di oltre tremila firme.

Letto in apertura del consiglio straordinario sulla materia dal sindaco Leonardo Michelini.

Chiara Frontini presenta un ordine del giorno in cui s’impegna giunta e sindaco a: “Promuovere una gestione del servizio idrico integrato autenticamente pubblica, a ribadire nel rispetto degli esiti referendari del 2011, il divieto assoluto d’affidare il servizio a società partecipate da privati e opporsi all’ingresso di capitali privati, in qualsiasi forma, nella gestione del servizio integrato”.

Bocciato.

La maggioranza dice no, a eccezione di Melissa Mongiardo (Pd). Christian Scorsi (Pd) è presente ma non vota. Ma tanto nel centrosinistra quanto nel centrodestra al momento del voto c’è chi esce. L’acqua scotta.

“La gestione dell’acqua – dice il capogruppo Pd Mario Quintarelli – deve essere pubblica, ma non impedisce che privati possano intervenire. Lungi da noi però, sostenere che vogliamo privati nella gestione”.

E Christian Scorsi incalza: “Rispetto al referendum del 2011 non ci siamo mossi di una virgola, la gestione deve rimanere pubblica, ma il nostro concetto di pubblico è diverso dal vostro”.

Dal ministero arriva uno stop al referendum, già stoppato dal comune. Scaduti i termini per indirlo.

In sala una ventina d’attivisti, c’è pure il sindaco di Corchiano Bengasi Battisti.

Qualcuno, quando parla il primo cittadino di Viterbo, Michelini, gli volta le spalle. E al momento del voto diversi sono accompagnati fuori. Rumoreggiano. I pochi rimasti, vicino al Movimento 5 stelle, indossano la maschera di Pinocchio. Accompagnati fuori anche loro.

Gli animi si scaldano e la seduta è sospesa, per evitare che si arrivi allo scontro fisico. Il presidente del consiglio chiama a rapporto i capigruppo.

Nel caos ci scappa pure una battuta: “Siete per il pubblico – interviene Sergio Insogna (Gal) – ma poi lo mandate fuori”.

C’è uno stop al referendum nel parere ministeriale, ma lo stesso parere è pure una bocciatura del comune. Mancando il regolamento, palazzo dei Priori non è nelle condizioni di far esprimere i cittadini su petizioni, qualora, come in questo caso siano state raccolte le firme necessarie.

“La votazione del regolamento per il referendum è un atto obbligatorio – fa notare Chiara Frontini (Viterbo 2020) rivolgendosi alla maggioranza – non avete deciso e non ci avete fatto votare”.

Giulio Marini (FI) incalza i sindaci della Tuscia: “Se vogliono cambiare, si devono contare. Come avvenne quando all’epoca fu decisa la gestione pubblica”.

Gianmaria Santucci (Fondazione), in modo ecumenico, invita l’amministrazione a prendere una strada. Qualunque essa sia. Una il centrosinistra l’ha imboccata. Non senza difficoltà.

Talete, società idrica che gestisce il servizio e in cerca di capitali privati, è chiamata spesso in causa.

Una seduta di consiglio comunale sull’acqua e all’acqua di rose. In gettoni di presenza, al modico prezzo di 1.300 euro.


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