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Appalti truccati, ex assessore parla per due ore

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L'assessore Luciano Cardoni

L’ex assessore Luciano Cardoni

Appaltopoli in aula, il processo Genio e sregolatezza

Appaltopoli in aula, il processo Genio e sregolatezza 

Viterbo – (s.m.) – Due ore a rispondere alle domande di pm e avvocati.

Luciano Cardoni, ex assessore comunale a Graffignano, è l’unico degli imputati di “Genio e sregolatezza” che accetta di farsi riinterrogare da capo. Dopo il cambio del collegio dei giudici, nel processo sull’appaltopoli viterbese, ieri hanno sfilato in aula testimoni e imputati già ascoltati, che hanno tutti ribadito la versione delle scorse udienze con un semplice “confermo”.

Cardoni, invece, ha voluto che i nuovi giudici ascoltassero le sue spiegazioni in aula, anziché leggere l’interrogatorio di qualche udienza fa. 

Risponde di due presunte turbative d’asta: quella dell’affidamento dei lavori per la palestra a Sipicciano e l’appalto 2009-2010 per la raccolta differenziata a Graffignano.

Per i pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma, c’era un accordo a monte con l’imprenditore imputato Fabrizio Giraldo: a lui la gara, a loro una tangente da 6mila euro. Cardoni nega: “Mai strappato promesse di denaro. Peraltro ho dovuto ricostruire l’iter degli appalti che mi si addebitano: non me ne occupai e finii in questa inchiesta come assessore ai Lavori pubblici. Carica che non ho mai ricoperto”. Il resto delle sue spiegazioni è sovrapponibile a quelle dell’ex sindaco di Graffignano imputato, Adriano Santori, sulla fretta di aggiudicare l’appalto, pena la perdita di un finanziamento regionale.

Quanto alla differenziata, sarebbe stato proprio Cardoni a prodigarsi per aggiungere una clausola al bando che riduceva a 133mila euro il costo dell’appalto, mettendo a carico dell’azienda vincitrice i 36mila euro di conferimento in discarica dei rifiuti. Un atteggiamento che, per il suo avvocato Carmelo Ratano, rema decisamente contro una presunta accondiscendenza alle richieste di chi voleva quell’appalto.

“Genio e sregolatezza” esplode nel 2012. L’indagine del Nipaf della forestale per corruzione e turbativa d’asta fa finire in manette 13 persone nel doppio blitz tra l’ottobre e il novembre di quattro anni fa. Gli indagati di punta sono i funzionari del Genio civile Roberto Lanzi e Gabriela Annesi, accusati di intascare tangenti in cambio della distribuzione di appalti a un gruppo ristretto di imprenditori. Un’oligarchia delle gare da cui molti restavano esclusi, ma che trascina mezza imprenditoria viterbese nel registro degli indagati, per un totale di 63 inquisiti.

“Genio e sregolatezza” è anche uno dei tentacoli dell’indagine “Dazio”, partita nel 2008: la madre di tutte le inchieste, perché almeno sei fascicoli sono nati da lì.

In otto sono attualmente a giudizio nel filone portante. Dei 63 indagati iniziali, tolta una decina di archiviazioni, altri 32 aspettano la richiesta di rinvio a giudizio, mentre altre due udienze preliminari sono in corso per due diversi rivoli dell’inchiesta. L’onnipresente prescrizione incombe, ma il nuovo collegio di giudici ha stilato un fitto calendario di udienze fino a fine anno: l’unica certezza è la sentenza di primo grado.


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