Viterbo – 130mila euro buttati, sepolti nel fango. Meglio, nei fanghi.
Quelli spesi all’epoca per la riqualificazione del Bullicame. Lavori partiti con Giulio Marini presidente della provincia. Area termale sistemata e riconsegnata al comune di Viterbo.
Nel giro di pochi anni è di nuovo tutto nell’abbandono e nel degrado.
“Soldi buttati – incalza Giulio Marini (FI) – 130mila euro per la riqualificazione del Bullicame, spesi dalla fondazione Carivit in collaborazione con l’Università e orto botanico.
Era un giardino, curato e accogliente. Uno spettacolo. Adesso è ridotto così”.
Le immagini parlano da sole. E’ il termalismo libero. Ognuno è libero di godere di un posto ridotto in queste condizioni.
Mentre il Bagnaccio, che a differenza del Bullicame si trova su un terreno privato, rischia di chiudere o essere spostato altrove, l’area vicina alle caserme non gode d’ottima salute. Più desertica che termale.
“Per un periodo – ricorda Marini – la zona era custodita da pensionati e attraverso borse di studio Asl per la disabilità, da associazioni. Oggi è tutto finito.
Questo significa amministrare forte”. Intanto il comune ha provveduto a tagliare l’erba. Meglio di niente.
Il consigliere azzurro si è spostato anche al pozzo San Valentino.
“Sono passati sedici mesi da quando sono cominciati i problemi e ancora oggi non è tornato a pieno regime.
E’ per questo che le vasche del Bullicame sono piene d’acqua verdognola, dal momento che non ne arriva a sufficienza”.
Basta portare pazienza…
Giuseppe Ferlicca




