Viterbo – Un giochino segreto sotto la “capannina delle lenzuola” che consisteva in carezze proibite: lo zio al nipotino e al suo amichetto e viceversa.
E’ il 2014 quando G.D., operaio di Bracciano, finisce ai domiciliari per violenza sessuale aggravata sul nipote di 10 anni e su un suo compagno di giochi. Per lui, a luglio, inizierà il processo davanti al collegio dei giudici del tribunale di Viterbo. Il gup Francesco Rigato lo ha rinviato a giudizio ieri chiudendo l’udienza preliminare.
Di quel “gioco”, sotto una specie di casetta costruita con le coperte, nessuno avrebbe dovuto sapere: “E’ un segreto che deve restare tra noi, sennò torno in carcere”, avrebbe detto lo zio ai bambini. Sul 36enne pende un altro processo per abusi sessuali su minori: dopo la condanna a otto anni in primo grado, i giudici d’appello hanno riformato la sentenza riducendo la pena a un anno e 11 mesi. Infine l’annullamento della Cassazione e il ritorno davanti alla Corte d’Appello di Roma, udienza ancora da fissare. Sembrerebbe che l’operaio, in carcere, avesse più volte tentato il suicidio.
L’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari del gip Franca Marinelli, su richiesta del pm Chiara Capezzuto, viene eseguita dalla squadra mobile di Viterbo nel settembre 2014. I fatti sarebbero avvenuti in un paese della provincia, ma anche in una casa in Abruzzo. All’interrogatorio, l’operaio si difese negando ogni addebito. Dopo un periodo ai domiciliari è tornato libero.
I due ragazzini, costituiti parte civile, erano stati ascoltati a gennaio dell’anno scorso all’incidente probatorio: aula a porte chiuse e psicologo nominato dal giudice per valutare la genuinità dei loro racconti. Furono ritenuti attendibili, in un’età che, seppur tenera, consente loro di distinguere perfettamente tra verità e bugie. Accertare la verità sarà lo scopo del processo.
