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“Diserbante spruzzato pure sul cancello dell’asilo nido”

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San Martino al Cimino - L’ingresso delle scuole irrorato di glyphosate

San Martino al Cimino – L’ingresso delle scuole irrorato di glyphosate secondo un ricercatore universitario

San Martino al Cimino - Il centro storico dopo l'uso di diserbanti

San Martino al Cimino – Il centro storico dopo l’uso di diserbanti

San Martino al Cimino - Via Abate Lamberto - Strada Filante

San Martino al Cimino – Via Abate Lamberto – Strada Filante

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Gentile direttore,

la Pasqua ci ha portato una sorpresa: mentre finora nel viterbese lo sconsiderato utilizzo dei diserbanti sui margini stradali avveniva soprattutto lungo le arterie extraurbane, quest’anno il comune di Viterbo sembra aver deciso di espandere agli ambienti cittadini più frequentati la “morte arancione” (dal caratteristico colore che prende la vegetazione).

Che tale “innovazione” sia avvenuta proprio quest’anno è curioso, visto che da alcuni mesi è in corso un dibattito sul possibile effetto cancerogeno dei diserbanti a base di glyphosate, prima ritenuti innocui per l’uomo.

Nei giorni scorsi, l’erbicida è stato generosamente spruzzato su molte strade e marciapiedi di Viterbo e di San Martino, che finora venivano tratte invece con il decespugliatore: nella frazione dei Cimini, il diserbante è stato irrorato anche nella storica piazza, sul sagrato dell’Abbazia e persino sul cancello della scuola dell’infanzia!

Non sono un tossicologo e non entro nella questione se gli erbicidi siano nocivi per l’uomo; anche se la recente classificazione del glyphosate come “probabile cancerogeno” dell’agenzia internazionale per i tumori dovrebbe a mio avviso indurre un’amministrazione a riflettere prima di intervenire sul cancello di un asilo (o sui parchi giochi, come avvenuto a Tobia e ai giardini di Via Cattaneo a Viterbo), e con altri genitori stiamo valutando se segnalare il caso alle autorità sanitarie competenti per accertare che tutto si sia svolto secondo la legge.

Come docente universitario di Botanica, mi interessa però segnalare all’attenzione di tutti alcune conseguenze poco note della scelta di utilizzare i diserbanti al posto del decespugliatore.

Infatti, se la vegetazione “infestante” viene trattata con il taglio meccanico, le piante continuano a vivere e vengono gradualmente favorite le specie erbacee perenni, dal portamento aderente al suolo e dal robusto apparato radicale, che svolgeranno due ruoli positivi:

1) proteggeranno dall’erosione il terreno al margine della strada; 2) copriranno tutto lo spazio disponibile, impedendo l’ingresso delle erbe annuali, spesso di origine esotica (dannose per l’ambiente) e dotate di polline allergogeno (cioè che causa allergie respiratorie). Inoltre, lo sfalcio meccanico favorisce la biodiversità della flora (ci sono margini stradali colonizzati persino dalle orchidee selvatiche) e di conseguenza degli insetti impollinatori, così importanti per l’agricoltura e oggi in grave declino.

Se invece si utilizzano i diserbanti, che uccidono anche le radici, il risultato è un suolo completamente nudo che:

1) verrà facilmente eroso dalla pioggia, talora danneggiando anche la stabilità delle spallette stradali; 2) verrà poi colonizzato dalle piante annuali cosiddette “pioniere”, che sono frequentemente causa di allergie respiratorie. Viene inoltre azzerata la biodiversità della flora e degli insetti. Infine, chiunque può rendersi conto dello sfacelo estetico causato dal diserbante in centri turistici come i nostri.

Il danno, una volta fatto, è molto lento da recuperare: si stima infatti che occorrano 5-10 anni senza diserbo chimico perché si ristabilizzi una vegetazione formata da specie perenni a elevata copertura del suolo. Il diserbante andrebbe quindi riservato a situazioni in cui è strettamente indispensabile (es. piante che crescono nelle fessure di monumenti archeologici).

Certo, diserbare costa meno che sfalciare.

Il risparmio apparente viene però pagato dalla collettività, con i costi per riparare le spallette stradali dissestate; con i costi per curare le allergie respiratorie; con la minor produttività dei frutteti, visitati sempre meno dalle api; ma soprattutto, con la perdita di valore estetico e turistico di strade panoramiche e monumenti storici che sono circondati, anziché dai colori e dai profumi della primavera, dai cadaveri rossicci di piante accartocciate, che “sanno di malato” anche da lontano.

Quanto ci costa in danno d’immagine l’aspetto delle vie di San Martino e del sagrato della sua Abbazia colpiti dalla morte arancione?

 Goffredo Filibeck
Ricercatore universitario di Botanica ambientale e applicata


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