Viterbo – (g.f.) – Rsa, le famiglie degli ospiti hanno vinto. Prima al Tar e poi di fronte al Consiglio di Stato. Ma gli effetti ancora non si vedono, anzi.
Perché le sentenze non sono state applicate e come se non bastasse, le promesse del comune capoluogo, d’intervenire, pagando per intero le somme dovute ai familiari per il 2015, sono rimaste promesse.
E’ emerso ieri sera nel corso dell’assemblea degli iscritti.
I giudici hanno dato ragione ai legali Aforsat: nel calcolo Isee, pensione d’invalidità e assegno d’accompagnamento non vanno conteggiati.
Così il reddito si abbassa e molti non superano più la soglia fatidica dei 13mila euro. Oltre la quale il costo della retta si fa salato.
Peccato che le sentenze ci sono, ma non vengono applicate. Morale della favola, gli Isee 2015 e 2016 sono ancora alla vecchia maniera. A tutto danno delle famiglie.
Pronta una valanga di diffide all’Inps che ha predisposto l’Isee perché sia ricalcolato.
“Abbiamo ottenuto – dice il legale Aforsat Liliana Farronato – una vittoria in tribunale ma ancora non sono state applicate le sentenze.
Gli Isee 2015 e 2016 sono sbagliati. Anche le franchigie non sono conteggiate in modo giusto.
Abbiamo un diritto, ma dobbiamo lottare per farlo applicare. Le sentenze vanno fatte applicare.
Oltretutto, l’indennità d’accompagnamento e la pensione di validità non sono una ricchezza, anzi, si tratta di soldi già spesi per l’assistenza”.
Come se non bastasse, il comune al 31 dicembre 2015 aveva promesso un contributo ad personam per gli ospiti Rsa nel capoluogo per coprire i costi.
Al momento, nemmeno un centesimo per il 2015, ascoltando gli interventi alla riunione ieri sera dei soci Aforsat.
“In pratica lo stanziamento annunciato dal comune – sottolinea l’avvocato Farronato – è previsto nei limiti di bilancio, quindi è chiaro che se non si prevede una somma adeguata, non c’è uno stanziamento proporzionale, il tutto si traduce in una presa in giro”.
Ovvero, pochi soldi, tante richieste, punto e a capo. I debiti accumulati dalle famiglie con le strutture restano. Debiti effetto di un cambio in corsa delle regole.
Nel frattempo, il 7 aprile è stato richiesto un incontro con l’amministrazione comunale. Da palazzo dei Priori tutto tace.
“Nessuno ci ha ancora risposto – incalza Laura Calcagnini – eppure i problemi di tante famiglie sono sempre gli stessi. Nonostante avessero promesso di versare in toto i contributi, ancora nulla. E le strutture sanitarie stanno chiedendo direttamente ai parenti degli ospiti il dovuto.
Parliamo di somme ingenti, migliaia di euro”.
Dall’associazione si dicono disposti a discutere, aperti a proposte per trovare una soluzione alle difficoltà dei familiari e ai problemi dell’amministrazione.
Purché qualcuno si degni di rispondere.
La battaglia dei familiari prosegue. Non mollano. Ieri sera rinnovata l’iscrizione, non intendono fermarsi.



