Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’Uoc di Medicina protetta di Viterbo, fiore all’occhiello regionale dell’assistenza sanitaria ai detenuti.
Sono trascorsi dieci anni dall’apertura del reparto di Medicina protetta-malattie infettive a Belcolle.
Dieci anni in cui 2000 persone in stato di detenzione, provenienti da tutto il Lazio e anche da altre regioni, affetti dalle più svariate patologie (c’è stato anche un caso di lebbra), hanno ricevuto cure ospedaliere adeguate al pari di tutti i cittadini e che hanno indotti molti a tornare ai nostri ambulatori una volta liberi.
Un traguardo notevole di civiltà che pone l’ospedale di Belcolle sotto una luce diversa da quella delle critiche alle quali purtroppo siamo abituati, e che hanno portato a diversi riconoscimenti da parte delle istituzioni nazionali e regionali, non ultima quello di polo di riferimento regionale per la cura delle epatiti virali croniche, molto diffuse in ambito penitenziario.
Di questo e di molto altro si parlerà nel convegno organizzato dalla Società italiana di medicina e sanità penitenziaria (S.I.M.S.Pe.) e dalla Asl Vt, l’8 aprile all’aula magna dell’Università degli Studi della Tuscia (in quello che una volta era il carcere di santa Maria in Gradi).
All’incontro parteciperanno, oltre agli operatori sanitari e di polizia penitenziaria del reparto, rappresentanti del Consiglio regionale del Lazio, i direttori generali e sanitari di Viterbo, Roma, Civitavecchia e Frosinone, il provveditore del Lazio per l’amministrazione penitenziaria, il direttore del carcere di Viterbo, universitari e, di particolare pregio, e anche ex pazienti.
S.I.M.S.Pe.
Società italiana di medicina e sanità penitenziaria
