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Discoteca vista mare, Sacconi a processo per truffa

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La discoteca in Sardegna

La discoteca in Sardegna

La discoteca in Sardegna

La discoteca in Sardegna

La discoteca in Sardegna

La discoteca in Sardegna

La discoteca in Sardegna

La discoteca in Sardegna

L'avvocato Franco Taurchini

L’avvocato Franco Taurchini 

Viterbo – Una discoteca vista mare che prometteva guadagni stellari, invece non gli rientrò il becco d’un quattrino.

In quel progetto, un avvocato romano investì 100mila euro per il dieci per cento delle quote. Nel 2013 ha trascinato a processo per truffa gli imprenditori viterbesi che gli avevano proposto l’investimento: Mauro Sacconi e il figlio Alessio. “Li conosce?”, la prima domanda del pm Paola Micheli, ieri, al processo in tribunale davanti al giudice Silvia Mattei. “Purtroppo sì”, ha risposto l’avvocato, raccontando la storia dal suo arrivo a Viterbo, nel 2008, fino all’incontro con i Sacconi, da cui comprò gli infissi per il suo nuovo appartamento da restaurare in centro.

I Sacconi, all’epoca, facevano già parte della società che gestiva la discoteca Perfidia, ma avevano progetti ancor più ambiziosi: un esclusivo locale in Sardegna, a Quartu Sant’Elena (Cagliari), che doveva diventare la disco dei vip e animare la dolce vita notturna dell’estate cagliaritana. “L’investimento era faraonico – racconta l’avvocato -: non solo discoteca, ma anche piscina e ristorante. Mi fecero conoscere imprenditori pronti a fare la loro parte. Insomma, mi sono fidato e ho accettato di entrare in società al prezzo di 100mila euro, per acquisire il 10 per cento delle quote”. Soldi non più recuperati. “Solo più tardi fatto ho scoperto una lunga lista di creditori, i debiti, la revoca della concessione comunale per il terreno e gli investitori inesistenti”.

Per l’avvocato Franco Taurchini, difensore dei Sacconi, il progetto era un’occasione d’oro: “Anche i miei assistiti hanno speso fior di quattrini per rimettere a nuovo il locale. Purtroppo per disaccordi con i gestori, si sono visti costretti a uscire dalla società. I primi a rimetterci sono stati loro”. 


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