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“Allora ero giovane pure io”, la recensione delle studentesse del santa Rosa

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Viterbo - Classe V/CE 2015-2016 Istituto Santa Rosa

Viterbo – Classe V/CE 2015-2016 Istituto Santa Rosa

Viterbo – (a.r.) – Metti una mattina a scuola – per esempio, al Magistrale Santa Rosa da Viterbo – Pietro Benedetti che riporta in scena poesie improvvisate e ricordi di vita dello straordinario poeta popolare viterbese Alfio Pannega.

Metti un gruppo di studentesse di quinta (classe V/CE, ndr) che assiste allo spettacolo e che – tornato in classe – prova a scriverne una breve recensione, quale esercizio in vista dell’esame di stato.

Metti un professore che suggerisce loro di lavorare – per una volta, una volta almeno – col metodo di scrittura collettiva collaudato a Barbiana da Don Lorenzo Milani.

Beh, ecco, qua sotto – per i lettori di Tusciaweb – il risultato.


“Allora ero giovane pure io”

Travagliata e poetica vita di Alfio Pannega

V C/E Istituto Magistrale Santa Rosa, a. s. 2015-2016 – Viterbo

Una scelta inusuale

Un uomo ai margini della società: un senzatetto.

Chi mai si sognerebbe di portare in scena uno spettacolo del genere?

Un folle o un uomo dalla forte intuizione.

Una travagliata e poetica vita

Pietro Benedetti coglie il valore pedagogico nella vita di Alfio Pannega.

L’attore riporta in vita il personaggio interpretandolo con empatia ed entusiasmo attraverso un monologo a copione aperto rivolto ai ragazzi delle scuole superiori, offrendo spunti di riflessione e arricchimento culturale.

“Allora ero giovane pure io”

“Allora ero giovane pure io” dice Alfio con il sorriso e la vitalità di un ventenne a settant’anni.

Questo singolare personaggio ci insegna che la giovinezza non conosce età: l’importante è come si è dentro.

Poeta d’osteria, i versi danteschi che cita a memoria sono frutto di un incondizionato amore per i libri e la letteratura.

“Ma questa campagna io la vedo abbandonata, non so se così si può andare avanti”

Dalle poesie di Alfio traspare amore per la natura e per la vita, meravigliosa seppur travagliata.

Alfio credeva nel rispetto e nella protezione di quel frammento di natura che nasce nel cemento, sosteneva la salvaguardia dell’ambiente, vivendo in simbiosi con i suoi fedeli animali.

Intimo legame

Il personaggio è figlio di un altro popolare personaggio viterbese La Caterinaccia, conosciuta in città per la sua impertinenza e forza che l’hanno fatta resistere e crescere un figlio in una vita di stenti.

Nello spettacolo emerge la loro piccola, intima quotidianità.

Nelle parole di Alfio mamma è sinonimo d’amore, e per l’amore non esistono fame o povertà.

L’amore può essere un cane che riscalda un bambino nel freddo di una grotta.

 

 


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