Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Per l’opinione pubblica e in particolare per chi ha a che fare con le istituzioni locali, i “fondi europei” sono una specie di mito, di miraggio, di opzione salvifica per le problematiche nazionali.
“La Spagna si è risollevata grazie ai fondi europei”. “L’Irlanda sta facendo cose straordinarie con i fondi europei” e via citando.
E da noi? La sesta edizione del rapporto “La dimensione territoriale nelle politiche di coesione” redatto da Ifel, Istituto per la Finanza e l’Economia locale, di prossima pubblicazione, li analizza nel periodo 2007 – 2013.
Siccome è appena iniziato il settennio delle nuove misure strutturali 2014 – 2020, la lettura del rapporto sarà quanto mai utile soprattutto per correggere gli errori, sia strategici che di dettaglio, che purtroppo lo hanno contraddistinto.
Fondamentali sono i tempi di programmazione, perché se si accumulano in questa fase dei ritardi non si riesce poi a spendere bene e l’affanno da rendicontazione spesso si paga caro.
La frammentazione dei progetti a quindi dei finanziamenti “a pioggia”, tipici di una certa e diffusa volontà politica che tende ad accontentare tutti, è il peggior difetto registrato; perché con una taglia media di investimenti intorno ai 70mila euro, su 42 miliardi rendicontabili, non solo non sposta il pil, ma tende a supplire alla finanzia ordinaria in crisi, cioè semplicemente svolge un ruolo sostitutivo e non aggiuntivo.
Senza una visione strategica, solidamente perseguita, non si va da nessuna parte ed anche la programmazione integrata degli interventi urbani, non ha fatto che rallentare le decisioni; il solito pendolo italiano: estremismo federalista, poi centralismo autoritario, ecc.
Il Fesr, fondo Europeo per lo Sviluppo Agricolo 2007/13 si è chiuso lo scorso dicembre con più di centomila interventi, gestiti per il 39% da operatori privati ed imprese; per il 30% Scuole, Università, Istituti di ricerca; 16% i Comuni; 8% le Regioni; 3% le Province.
Il 16% dei Comuni riguarda 4.055 enti, di cui il 65% sino a 5000 abitanti, a proposito degli interventi a pioggia.
Ma forse il dato più importante, e va aggiunto più inquietante, è la rendicontazione, in termini assoluti tra quanto l’Italia nel decennio 1994 – 2004 ha conferito alla Ue e quanto ha da essa ricevuto: i contributi al bilancio europeo versati dall’Italia ammontano nel decennio a 269,6 miliardi di euro; i finanziamenti accreditati dalla UE sono pari a 187,2, con movimenti netti negativi di ben 82.4 miliardi, come un paio di finanziarie pesanti.
La conclusione non è naturalmente: “che ci stiamo a fare in Europa ?”, ma “come” ci stiamo e “cosa” possiamo metter in campo immediatamente per rovesciare in positivo questi dati, come del resto altri, non certo più ben messi di noi, hanno imparato a fare.
Francesco Chiucchiurlotto
Consigliere nazionale Anci
