Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Egregio direttore,
da tre anni, se inserisco il mio nome, Oliviero Sorbini, su un motore di ricerca compaiono, fra gli altri, due articoli a me dedicati da Tusciaweb il 13 ed 14 dicembre 2012. Uno dei titoli è “Appalti milionari per Sorbini & C” e l’altro “Corruzione alle politiche agricole, un viterbese tra gli arrestati”. Non ho nulla da ridire sui contenuti degli articoli in questione. Sarei però molto lieto se Tusciaweb volesse dedicare altrettanto spazio alla notizia della mia piena assoluzione dai reati di cui sono stato accusato dal pm Stefano Rocco Fava (ndr, la lettera è in pratica arrivata in contemporanea con la pubblicazione della notizia).
Naturalmente, io ho sempre saputo di essere innocente e lo sapevano tutti quelli che conoscono me e in particolare chi conosce la storia della mia famiglia. Direi che questa è una buona notizia anche per Viterbo, perché se il figlio di un personaggio quale Sauro Sorbini fosse stato davvero un corruttore, questo avrebbe significato che forse quei valori professati apertamente dall’ex capo partigiano Sauro, non erano poi condivisi in famiglia. Insomma, ci saremmo trovati di fronte ad un vero e proprio caso di ipocrisia. Tanto per cambiare!
Invece la mia vicenda è molto diversa. E’ una storia grottesca e drammatica, che ha lasciato senza lavoro molte persone, ha causato enormi danni morali ed economici e, soprattutto, vera sofferenza. Una storia, purtroppo tipica dell’Italia dei nostri giorni, dove a mio parere si incrociano incompetenza e ambizione e, da parte di qualcuno, forse anche cattiveria.
Perché non c’è dubbio che le indagini siano state fatte male o non siano state fatte.
Quattro mesi dopo il mio arresto la corte di cassazione, su ricorso del principale imputato dell’inchiesta, Giuseppe Ambrosio, che nel frattempo era a Regina Coeli, ha completamente smontato l’intera operazione fatta dalla guardia di finanza e dalla procura di Roma. Di fatto, dunque, già tre anni fa si sapeva come sarebbe finito il processo.
La lotta alla corruzione (espressione che piace tanto a politici, magistrati e opinion leader vari) è senz’altro una necessità per l’Italia ma purtroppo è divenuta anche un’opportunità per cinici personaggi che vogliono primeggiare e salire agli onori della cronaca. E veramente è difficile capire come, con tanta corruzione realmente esistente, si riesca a creare un caso come quello dove sono incorso io, dove invece non esiste!
La migliore delle risposte che posso dare è che gli inquirenti, il pubblico ministero ed il Gip siano risultati inadeguati al loro ruolo e alle responsabilità proprie del loro ufficio.
Io e la mia azienda siamo stati accusati di corrompere dirigenti dello Stato, perché avevamo vinto più volte appalti di una specifica natura, sui quali eravamo specializzati. Agli inquirenti non è venuto in mente che eravamo particolarmente bravi in quel settore. Si è partiti dal presupposto che tutti i dirigenti pubblici siano corrotti e tutti gli imprenditori siano corruttori.
Non mi dilungo. Chi sarà interessato fra qualche mese potrà vedere sul web il docu-film che sto preparando sulla mia vicenda. Ma voglio chiudere questa mia lettera riportando il pensiero che mi venne in mente dopo l’interrogatorio di garanzia: in un paese di zoppi chi non zoppica crea sospetti.
Cordiali saluti.
Oliviero Sorbini
Come avrà potuto constatare abbiamo dato la massima rilevanza alla notizia della sua assoluzione, ancor prima di leggere la sua lettera. E’ stata prima notizia e poi tra le prime per due giorni.
Non nascondiamo che la sua assoluzione ci ha fatto piacere. Non solo perché ogni giusta assoluzione non può che essere benvenuta, ma anche per il ricordo di suo padre Sauro. Il figlio di Sauro non può che tenere alto il nome di un personaggio che ha segnato la storia di Viterbo. E che molti di noi hanno amato e amano.
Purtroppo in questo paese, ne dobbiamo essere consapevoli senza rassegnarci, siamo sudditi e non cittadini, vista la struttura e le regole di questo bizzarro stato. Lo stato italiano sta allo stato di diritto, come l’acqua sporca di una pozza sta a un buon bicchiere di Brunello. E’ questa la situazione. Lei è uscito da questa vicenda perché innocente. Ma il lieto fine, si fa per dire vista la sofferenza durata anni, non era affatto scontato. Purtroppo si deve ritenere fortunato pur essendo innocente. Incredibile.
Carlo Galeotti

