Tarquinia – Una vita da rapinatore incallito.
Massimiliano Vastante era già pregiudicato quando, a 22 anni, entrò in un appartamento in via Cassia per rubare gioielli e violentare la domestica.
Fu forse la rapina più drammatica e spettacolare di tutto il suo curriculum criminale. Stefano Polacchi, giornalista viterbese, la raccontava nei minimi dettagli sull’Unità, il 5 maggio 1987: “Agganciati da un’auto civetta seminano gli agenti improvvisando una rocambolesca gimcana in mezzo al traffico. Si scontrano con un autobus urbano. Proseguono la fuga verso l’Aurelia, dove abbandonano la macchina e salgono su un autobus dell’Atac per confondersi con i passeggeri. Intercettati da un elicottero della polizia che si era appena alzato in volo continuano la fuga a piedi fino alle campagne della zona di Selva Candida. Si nascondono in un casolare, ma vengono stanati dai poliziotti e arrestati dopo un movimentato inseguimento per i campi”.
Vastante, all’epoca, aveva appena 22 anni e già una condanna per tentato furto. L’altro ragazzo portato in questura e additato come suo complice, era un 19enne, cresciuto con lui nella borgata di Montespaccato. Spregiudicati e violenti, non si sarebbero accontentati della refurtiva: entrati nell’abitazione di un funzionario di banca, legarono, imbavagliarono e sbatterono sul letto l’unica persona che si trovava in casa, una domestica 29enne originaria di Capo Verde. Proprio le sue urla, secondo l’articolo di Polacchi, richiamarono i vicini che allertarono la polizia. Finì con la fuga dei due, le sirene, la questura e la cella. Proprio come sabato sera: la squadra mobile di Fabio Zampaglione e gli agenti del commissariato di Primavalle sono andati a prenderlo nel suo rifugio (il video dell’arresto), un appartamento nel centro storico di Tarquinia, in via degli Archi 88. Alloggio sobrio e discreto per non dare nell’occhio.
La sua latitanza è terminata così, con lo stop ai domiciliari e il ritorno in carcere. Gli ci vorrà un po’ per recuperare la fiducia dell’autorità giudiziaria: ad agosto, scappò dal Policlinico Gemelli di Roma dov’era ricoverato. Non avrebbe dovuto muoversi da lì: era ai domiciliari col braccialetto in ospedale. Riuscì a distruggerlo, accampando poi la scusa di averlo tolto per sottoporsi ad accertamenti medici. Invece colse l’attimo per fuggire.
Sulle sue spalle pende una condanna definitiva a 7 anni e mezzo, per un cumulo di pena per diversi reati. Ma Vastante è per lo più specializzato in rapine. Non solo quella a Roma con tentato stupro in via Cassia, ma anche l’assalto al Monte dei Paschi di Siena nella frazione Ellera di Corciano (Perugia) tre anni fa: anche qui, inseguimenti e speronamenti. Fughe da film americano. Come quando, dopo un’altra evasione dai domiciliari, investì il poliziotto che cercava di bloccarlo.
Vastante era ricercato dall’11 agosto scorso, giorno dell’evasione dall’ospedale: il tribunale di Roma sostituì subito i domiciliari col carcere, in attesa di rintracciarlo. La squadra catturandi della prima sezione della squadra mobile romana lavorava da mesi per stanarlo. Un indizio li ha portati a Tarquinia, dov’è entrata in gioco anche la squadra mobile di Viterbo. Controlli, appostamenti per tenere d’occhio i parenti che lo andavano a trovare e, alla fine, il blitz di sabato sera. Appena prima che il latitante riuscisse a mettere in atto il piano di lasciare definitivamente l’Italia e trasferirsi in Spagna. Ora è al carcere di Civitavecchia.
Stefania Moretti




