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Il palazzo delle poste compie ottant’anni

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Viterbo - Via Ascenzi - Il palazzo delle poste

Viterbo – Via Ascenzi – Il palazzo delle poste

Viterbo - Via Ascenzi - Il palazzo delle poste - La nicchia dov'era la statua della pace

Viterbo – Via Ascenzi – Il palazzo delle poste – La nicchia dov’era la statua della pace

Viterbo - Via Ascenzi - Il palazzo delle poste - La statua della Folgore

Viterbo – Via Ascenzi – Il palazzo delle poste – La statua della Folgore

Viterbo – (s.c.) – Compirà ottant’anni, il prossimo 21 aprile, il palazzo delle poste di Viterbo iniziato nel 1933 e ultimato nel 1936 su disegno dell’architetto Cesare Bazzani.

Per realizzare questa grandiosa opera del regime fascista, al tempo, fu necessario demolire alcune case antiche esistenti su un’area trinagolare (oggi delimitata da via Calabresi, via Roma e via Ascenzi), con alcuni profferli, il giardino e diverse stanze del prestigioso Palazzo Calabresi.

Nel 1875 il Palazzo Calabresi contava 37 stanze disposte su quattro piani, nel 1934 fu parzialmente espropriato dall’ufficio tecnico comunale per consentire la nuova costruzione dell’edificio delle Poste e dopo il pesante taglio rimasero “soltanto” 19 stanze sempre su quattro livelli.

Dopo la costruzione del palazzo delle poste e la realizzazione della via Littoria, attuale via Ascenzi, due chiese rimasero “girate” rispetto alla principale circolazione pedonale e automobilistica: la chiesa di San Giovanni Battista degli Almadiani, che oggi si ritrova l’ingresso principale su via Cesare Dobici, e la chiesa di Santa Maria della Salute, che oggi si ritrova l’ingresso principale in via della Pescheria.

Il palazzo delle poste, dunque, fu inaugurato il 21 aprile 1936 alla presenza dell’avvocato Mario Jannelli che dal 1935 fino al 1943 fu sottosegretario al ministero delle Comunicazioni per le ferrovie.

Per costruire i nuovi uffici postali non si badò a spese: ampi saloni, gradini in marmo di Carrara, pareti e pavimenti in marmi policromi, rivestimenti in legno di noce lucidati, soffitti cassettonati a stucco romano e a cassettoni in legno di castagno, sportellerie in legno di noce e cristalli.

Nella grande torre del Palazzo delle Poste segna il tempo un orologio, sopra la scritta “durare”, circondato da una cornice formata da fregi in terracotta che riproducono i segni dello zodiaco. Inizialmente, sopra il portone d’ingresso, c’erano anche due fasci littori e lo scudo crociato dei Savoia che furono poi eliminati dopo il crollo del regime fascista.

Nelle due nicchie sulla facciata di via Littoria, oggi Via Ascenzi, originariamente, erano anche due statue bronzee realizzate dall’artista viterbese Silvio Canevari: la guerra raffigurata con la Folgore, ancora oggi esistente, e la pace. parzialmente visibile nelle cartoline d’epoca, che fu poi rimossa.

 


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