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“Perché in carcere non ci sono i colletti bianchi?”

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Carcere, una cella

Carcere, una cella

Claudio Mariani (Csc)

Claudio Mariani (Csc)

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Una riflessione a margine sulla popolazione carceraria: ma è proprio vero che bellezza ed eleganza non possono confondersi con il mondo dei cattivi?

Nell’antica Grecia si riteneva che bellezza, eleganza e bontà d’animo fossero virtù strettamente legate tra loro e quindi imprescindibili, tanto è vero che gli eroi della mitologia erano tutti belli e anche buoni. Al contrario i cattivi dovevano essere brutti e Tersite infatti, personaggio minore dell’Iliade di Omero, rimane nella memoria di molti studenti proprio perché particolarmente brutto fisicamente, deforme, incallito giocatore di dadi, codardo e irrimediabilmente cattivo.

Il concetto ovviamente veniva elaborato dall’aristocrazia del tempo la quale tendeva a diffondere tra i suoi componenti la necessità di sviluppare un fisico armonico e l’opportunità di apprendere comportamenti raffinati in quanto anche sinonimi di virtù interiori. La bellezza e l’eleganza pertanto consentivano di differenziarsi dalla plebe, costituita per lo più da gente povera, brutta e quindi, secondo la loro concezione, anche cattiva.

Leggendo queste righe immagino che il lettore sorrida solo al pensiero di questa antica teoria e che si tratti di un modo di pensare certamente sorpassato. Ma ne siamo veramente sicuri?

Da una dozzina d’anni frequento il carcere di Viterbo e, sebbene non sia mai opportuno generalizzare, ogni giorno incontro per lo più uomini i cui corpi sono tatuati ovunque, i loro visi sfregiati dalle cicatrici, le loro espressioni disperate, persone segnate dai solchi della vita che troppo spesso hanno lasciato fuori dal carcere o addirittura nelle culle i loro lineamenti gentili e i fattori genetici di bell’aspetto.

Eppure ogni giorno accendo la televisione e per la maggior parte del tempo occupato dai telegiornali, non si parla dei furti in villa o delle rapine in banca a opera di quei “balordi, delinquenti, brutti sporchi e cattivi”, ma ascoltiamo notizie riguardanti la corruzione dei politici o degli amministratori locali, le bancarotte fraudolente di tanti imprenditori, le grandi evasioni fiscali di alcuni artisti e personaggi dello sport, le persone che muoiono a causa dei frequenti casi di malasanità, lo sfruttamento dei nuovi schiavi a opera delle grandi imprese, l’inquinamento e i disastri ambientali provocati dalle multinazionali.

Anche questi sono reati gravissimi, perché al pari delle rapine generano tragedie e insicurezza, ma in più delle rapine generano fallimenti, disoccupazione, devastazione ambientale, alterazione delle regole di mercato, sfruttamento delle fasce più deboli, opere pubbliche costose e poco sicure. Per dirla in un solo concetto potremmo dire che uccidono il nostro pianeta e i sogni dei nostri figli.

La mia domanda a questo punto è una sola: perché in tutti questi anni durante i quali ho frequentato le patrie galere non mi capita mai (o quasi) di incontrare quelle persone che vedo nei telegiornali: di bell’aspetto, giacca e cravatta e colletti inamidati, barbe curate, eleganti e raffinati nei modi?

Allora non è vero che siano così passate di moda le teorie della mitologia greca secondo le quali bellezza ed eleganza non possono confondersi con il mondo dei cattivi. Eppure la maggior parte dei reati commessi ogni giorno sono quelli appena descritti e le conseguenze che ne derivano sono ben più gravi e devastanti. Quindi dovremmo ospitare dentro le nostre galere persone di ogni genere: belle e brutte, ignoranti e colte, eleganti e villani, rozzi e raffinati, rudi e distinti ma purtroppo, senza ovviamente cadere nelle inopportune generalizzazioni, non è così.

Sorge spontanea una sola e ultima domanda: perché?

Claudio Mariani
Coordinatore dipartimento di criminologia – CSC – Centro per gli studi criminologi


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