Viterbo – Tre udienze a parlare di come si siano sbriciolate le placche impiantate a due pazienti di Belcolle con un braccio e un piede rotto. Poi, il colpo di scena: a processo per lesioni non c’è il produttore, ma solo il distributore.
Per la difesa non è colpa dell’imputato se quelle placche si sono rotte costringendo i due pazienti parte civile a una lunga serie di interventi e a una convalescenza ben più lunga di quella che immaginavano.
Ieri, in tribunale, sfilata di manager che, chiamati a testimoniare dai difensori dell’imputato, hanno chiarito: l’azienda produttrice delle placche è stata acquisita nel 2012 dal colosso Johnson & Johnson. Il gruppo originario si componeva di due società: una con sede in Svizzera, dove le placche venivano (e vengono) costruite; l’altra con sede a Milano, che distribuisce le placche su tutto il territorio nazionale. Semplicemente le vende, controllando le certificazioni di qualità. L’imputato sarebbe il legale rappresentante della società distributrice. Significa solo una cosa, per i suoi avvocati Ciro Pellegrino e Virginia Comitini: quand’anche le placche fossero state difettose, lui non c’entrerebbe niente. Semmai il produttore che, però, non è a processo.
Sarebbe un finale amaro per i due pazienti costretti da quelle placche a un lungo calvario, per banali fratture. Uno si era rotto radio e ulna dopo un incidente sul lavoro, a fine 2008. La placca in titanio gli era stata applicata dopo un primo intervento a Belcolle. In quindici mesi si rompe due volte.
All’altro paziente una sola, ma la convalescenza ha tempi biblici. Nell’agosto 2010, si frattura tibia e perone dopo un incidente stradale. La prassi è la solita: operazione e placche. Ma mesi dopo, mentre è in piedi in giardino, la gambe cede: nuova frattura e placca rotta. La prognosi passa da 40 a 50 giorni. Nuova operazione e chiodo alla tibia. Con il danno e la beffa di un’infezione che impone un terzo intervento. Cinque anni dopo continua a zoppicare e ha problemi a camminare, oltre ad aver perso il lavoro.
Il giudice Silvia Mattei dovrà decidere se disporre nuovi accertamenti tecnici prima della sentenza. Prossima udienza a maggio.
