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Rapinatore e latitante con la passione per “Gomorra”…

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Massimiliano Vastante

Massimiliano Vastante

Tarquinia - Polizia - L'arresto di Massimiliano Vastante

Tarquinia – Polizia – L’arresto di Massimiliano Vastante

Tarquinia - Polizia - L'arresto di Massimiliano Vastante

Tarquinia – Polizia – L’arresto di Massimiliano Vastante

Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione

Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione 

Tarquinia – (s.m.) – Dura la vita del latitante. Soprattutto quando non puoi seguire la tua serie tv preferita coi parenti.

A Massimiliano Vastante e ai suoi familiari mancavano le rimpatriate attorno al televisore per vedere “Gomorra”. A maggio sarebbe iniziata la seconda serie dello sceneggiato ispirato al bestseller di Roberto Saviano. Che dispiacere non poterla vedere tutti insieme.

La polizia ha scoperto anche questo intercettando il rapinatore 51enne romano dal lungo curriculum criminale, rintracciato e arrestato a Tarquinia nel weekend (il video dell’arresto). Non stupisce che Vastante abbia una passione per il cinema d’azione: le sue rocambolesche fughe dalla polizia, fin da giovane, sembrano scene di un film. 

Il battesimo del fuoco in tribunale è per tentato furto. Prima condanna negli anni Ottanta.

Ha solo 22 anni quando svaligia un appartamento a Roma con un complice e tenta di violentare la domestica, una 29enne di Capo Verde le cui urla richiamano tutto il vicinato. La cattura è a dir poco cinematografica: zig zag nel traffico per seminare la polizia, schianto contro un bus, la macchina abbandonata sull’Aurelia e il tentativo di confondersi tra i passeggeri di un pullman. Alla fine scendono e tagliano per i campi a piedi ma vengono avvistati da un elicottero, arrestati e portati in questura.

Poi i colpi in banca: l’ultimo nel 2013 a Ellera (Perugia).

L’evasione dai domiciliari. Spregiudicato e pronto a tutto pur di scappare. Anche a investire un poliziotto, come successe anni fa.

E infine, la fuga dal Gemelli, l’11 agosto scorso, distruggendo il braccialetto elettronico con cui gli investigatori monitoravano ogni suo movimento. Vastante non avrebbe dovuto muoversi dall’ospedale: era stato trasferito dal carcere per gravi problemi di salute. Scappato, aveva fatto perdere le sue tracce, fino al blitz del 16 aprile.

Gli agenti del commissariato Primavalle e della squadra mobile di Viterbo si aspettavano una reazione anche armata; Vastante, in effetti, ha provato a opporre resistenza. Armi non ne aveva, ma i poliziotti hanno trovato e sequestrato un documento falso che avrebbe probabilmente portato con sé in quella che doveva essere l’ultima fuga in Spagna, per ricostruirsi una vita lontano dall’Italia senza il fiato sul collo degli inquirenti.

Venti agenti della polizia si sono presentati sabato sera alla sua porta, in via degli Archi 88; una casetta in affitto senza pretese, per non attirare troppo l’attenzione.

Vastante ha una condanna a sette anni e mezzo da scontare per una sfilza di reati. Soprattutto rapine, la sua specialità.

Un blitz impeccabile, quello di sabato: il 51enne romano è stato immobilizzato subito dagli uomini delle squadre mobili di Roma e Viterbo, con il vicequestore aggiunto Fabio Zampaglione in prima linea. Un’operazione non senza rischi. La polizia era pronta a tutto sapendo che il 51enne, in passato, si era reso protagonista anche di scontri a fuoco con le forze dell’ordine. Hanno agito rapidamente per coglierlo di sorpresa e scongiurare ogni pericolo anche per i residenti: la zona era sorvegliata a vista da giorni.

Con Tarquinia, Vastante non aveva legami di nessun tipo. Quasi sicuramente l’aveva scelta per restare nei pressi di Roma senza dare nell’occhio, dopo essersi fatto terra bruciata nella capitale. Gli uomini di Zampaglione, adesso, stanno facendo uno screening delle ultime rapine nel Viterbese per valutare eventuali responsabilità di Vastante, portato al carcere di Civitavecchia. Oltre al cumulo di pena da 7 anni e mezzo, pende su di lui un’altra condanna a cinque anni in appello. Tra pericolo di fuga e reiterazione del reato, c’è da aspettarsi una lunga permanenza in carcere.

 


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