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Salto del tornello, tutti a processo

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Operazione Jump - La conferenza stampa della squadra mobile e del pm Paola Conti

Operazione Jump – La conferenza stampa della squadra mobile e del pm Paola Conti

Inchiesta Jump - Il salto del tornello ripreso dalla polizia

Inchiesta Jump – Il salto del tornello ripreso dalla polizia

Inchiesta Jump - Il salto del tornello ripreso dalla polizia

Inchiesta Jump – Il salto del tornello ripreso dalla polizia

Inchiesta Jump - Il salto del tornello ripreso dalla polizia

Inchiesta Jump – Il salto del tornello ripreso dalla polizia 

Viterbo – Tutti a processo, ma coi minuti contati.

Sono stati rinviati a giudizio i 21 assenteisti della Regione Lazio finiti nei guai nell’operazione Jump: nel 2010 per otto dipendenti dell’ufficio decentrato, settore Agricoltura, scattarono i domiciliari, per altri otto l’obbligo di firma, più una serie di indagati a piede libero.

Il gup Francesco Rigato ha chiuso l’udienza preliminare oggi, disponendo il processo per tutti. Ma, causa prescrizione, non si arriverà in fondo: c’è tempo fino a settembre 2017. La prima udienza è a gennaio.

Il pm Paola Conti ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per tutti. Solo un capo d’accusa è stato dichiarato prescritto. Le difese contestavano l’utilizzabilità dei filmati acquisiti dalla squadra mobile, che riprendeva gli impiegati pubblici nell’atto di saltare (da qui il nome all’operazione: “jump” come “salto”) i tornelli senza passare il badge, per far figurare che non si erano mossi dall’ufficio mentre, in realtà, erano altrove.

Per gli avvocati non solo le immagini non potevano essere acquisite, ma il danno sarebbe così esiguo da non poter integrare il reato di truffa ai danni dello Stato, contestato dall’accusa. La Regione Lazio, parte civile, ha chiesto un risarcimento in via equitativa.

Un processo clinicamente morto, che rischia di veder celebrata solo la prima udienza. Una circolare del presidente del tribunale invita i giudici a mandare direttamente in prescrizione tutti i processi sul filo del rasoio, fissando un rinvio a lungo, per poi dichiarare che il tempo è definitivamente scaduto. 

Sarà la probabile fine dell’operazione Jump. “Ci abbiamo provato”, dice con una punta d’amarezza il pm Paola Conti, uscendo dall’aula. Del resto, ci sono voluti quattro anni per fissare l’udienza preliminare, più i rinvii di rito per mancate notifiche: la prescrizione è servita.


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