Viterbo – Pericolo per l’uomo e per l’ambiente a Castel d’Asso, necropoli etrusca e zona naturalistica di grandissimo valore.
Protagonista il fiume Urcionio, a poche centinaia di metri dalla Tomba Grande. Assieme ad esso anche il ponte che l’attraversa. Pericolosissimo (video – fotocronaca – slide).
Chiunque – un bambino, un pellegrino o semplicemente un passante – potrebbe cadere di sotto facendosi un volo di 10 metri per finire dentro acque dove sono ben visibili una schiuma bianca affatto rassicurante e una patina oleosa con tanto di bollicine che non promette bene.
Sembrano scarichi. Sembrerebbero fanghi e detersivi di ogni tipo. Sarebbe il caso che le autorità competenti ci mettessero mano per capire di cosa si tratta, da dove vengono e di chi è la responsabilità.
Prima che qualcuno si spezzi il collo oppure si avveleni. Basta vedere le foto. Il legno del ponte è andato. In alcuni punti non esiste più. In altri è sconsigliato passarci sopra. Il rischio è reale. L’Urcionio, nel tratto descritto, è pieno di schiuma o addirittura “ribolle”, come l’olio di una padella dopo aver cucinato. Tutt’attorno pezzi d’albero, vegetazione tirata a valle dal corso d’acqua. Persino la rete di un letto incastrata tra le canne. Insomma, un vero e proprio schifo. Un pugno nello stomaco, da lasciare senza fiato.
La campagna è splendida, campi di grano e paesaggi stupendi a pochi chilometri dalla città di Viterbo. Tra Porta Faul e gli impianti termali. Una zona che dovrebbe attirare turisti ed essere valorizzata. Quantomeno messa in sicurezza. Lungo le pareti le tombe etrusche. Abbandonate, difficili da visitare.
Come la Tomba Grande. Un lungo corridoio e poi l’ingresso. Sopra la testa, però – prima di entrare – resti di staccionata e rete metallica a penzolone. A 6-7 metri d’altezza. Una spada di Damocle che può staccarsi da un momento all’altro e precipitare. A terra o sulla schiena di qualche malcapitato.
E se ciò non bastasse, lungo la strada che porta alla necropoli, cumuli di monnezza in bella vista affacciati sulla valle a godersi lo spettacolo di una natura che si credeva incontaminata. In sintesi, non ci si fa mancare proprio niente. Soprattutto l’indecenza. Denunciata più volte, dai movimenti civici e da questo giornale. Ma è stato come parlare con un muro.
Daniele Camilli









