Tivoli – Raid allo stadio, tutti a processo.
Continua al tribunale di Tivoli la vicenda giudiziaria dei nove viterbesi accusati della spedizione punitiva al campo di calcio di Magliano Romano, nel novembre 2014.
Almeno una ventina di persone fece irruzione sugli spalti, volto coperto e bastoni in mano, per pestare i tifosi dell’Ardita San Paolo. Nove persone finirono in arresto, tutti militanti dell’estrema destra viterbese tra i 18 e i 32 anni.
Per quattro di loro sono già fioccate pesanti condanne in primo grado per lesioni: quattro anni a Ervin Di Maulo; tre anni a Jacopo Magnani, Edoardo Fanti e al candidato sindaco di CasaPound alle amministrative 2013 Diego Gaglini. Il pm Gabriele Iuzzolino li volle subito a processo con l’accusa di aver mandato in ospedale quattro tifosi dell’Ardita, due con le braccia spezzate, uno anche con un trauma cranico, con prognosi dai dieci agli oltre quaranta giorni. Tutti e quattro si sono costituiti parte civile.
Oggi, Di Maulo e i tre già processati per lesioni tornavano davanti al giudice di Tivoli per rispondere dell’altra accusa che resta: porto di armi e oggetti atti a offendere. Gli altri cinque, invece, sono imputati sia per lesioni, sia per porto d’armi. Si tratta di Giovanni Lupidi, Roberto Spolverini, Federico Miralli, Alessio Reinkardt e Leonardo Ercolani.
Il gup ha fissato una nuova udienza per chi ha scelto il rito abbreviato e rinviato a giudizio i quattro già condannati in primo grado. Ci saranno due processi separati: uno a ottobre a Spolverini, Miralli, Ercolani e Reinkardt, con rito abbreviato; l’altro a Di Maulo, Fanti, Gaglini, Magnani e Lupidi, che hanno voluto essere tutti giudicati con rito ordinario.
Il raid risale al 16 novembre 2014. Il match Magliano Romano – Ardita San Paolo viene sospeso dopo l’irruzione di un gruppo di persone armate e incappucciate sugli spalti. I carabinieri fermano il gruppo di viterbesi a Civita Castellana, al ritorno dallo stadio. Per il pm di Tivoli, il raid è stato una vera e propria spedizione punitiva organizzata nei minimi dettagli: “con premeditazione” che, secondo gli inquirenti, è consistita in “preordinazione di decine di uomini, mezzi (quindici autovetture) e modalità di esecuzione”.
Al processo ai quattro, le difese avevano sottolineato come solo un passamontagna fosse stato trovato nelle due macchine bloccate dai carabinieri. Un passamontagna particolare, incompatibile, a detta degli avvocati, con le descrizioni dei testimoni. Per il gup di Tivoli che ha inflitto le condanne fu “violenza efferata e organizzata”.

