Civitavecchia – Il tribunale del Riesame prende tempo sul caso Moscherini e la tentata estorsione ai vertici dell’autorità portuale di Civitavecchia.
Ieri, l’udienza davanti ai giudici romani per discutere i ricorsi degli avvocati dell’ex sindaco Gianni Moscherini e dell’ex assessore Vincenzo De Francesco, agli arresti domiciliari dalla settimana prima di Pasqua.
La procura li indaga per tentata estorsione e minacce finalizzate a costringere a commettere un reato il presidente dell’autorità portuale Pasqualino Monti e il segretario generale Maurizio Ievolella. In pratica, Moscherini e De Francesco avrebbero fatto pressioni per far utilizzare un cavatore viterbese come fornitore di materiali dalle imprese che facevano lavori al porto di Civitavecchia o per promuovere l’acquisto della cava stessa da parte delle ditte appaltatrici dei lavori al porto.
Un affare da venti milioni di euro e l’8 per cento sarebbe andato a Moscherini in forza di un contratto di mediazione con la cava.
Per meglio convincere il presidente e il segretario, Moscherini e De Francesco avrebbero lasciato a intendere di essere a conoscenza di illiceità nell’ambito dei lavori alla banchina e in possesso di documenti utili per presentare una denuncia. Denuncia che è effettivamente partita. Tra gli indagati, anche l’avvocato che l’ha sporta, Roberto Abbruzzese.
Il tribunale del Riesame ha preso tempo per decidere. In genere, se i giudici intendono revocare gli arresti lo fanno entro le successive 24 ore dall’udienza, notificando l’ordinanza agli interessati. Fino a ieri nel tardo pomeriggio, nessuna comunicazione. Più passa il tempo, più per Moscherini e De Francesco si diradano le possibilità di tornare liberi.
