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“Un’indagine di mercato per salvare Mercatone uno”

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Fatiganti (Uil), Ayala (Cgil) e Mannino (Cisl)

Fatiganti (Uil), Ayala (Cgil) e Mannino (Cisl) 

Viterbo – (p.p.) – “Un’indagine di mercato per salvare Mercatone uno”.

E’ semplice la richiesta dei sindacati per scongiurare la chiusura del Mercatone uno. Ieri, in blocco, hanno preso parte all’audizione in ottava commissione regionale per la vertenza del punto vendita viterbese. Presenti anche i commissari nominati dal Mef e la proprietà.

E’ stata garantita l’uscita di un bando unico per tutti i punti vendita. Ma i sindacati vogliono di più. Pretendono certezze per i lavoratori che da troppo tempo vivono nel limbo.

“Si doveva parlare in particolare del punto vendita di Viterbo – spiegano Fatiganti (UilTucs), Mannino (Cisl) e Ayala (Cgil) -, ma i commissari non hanno fatto altro che ripetere, a grandi linee, il contenuto dell’ultimo incontro al Mise. Coi segretari nazionali, infatti, c’è un tavolo aperto al ministero dello Sviluppo economico”.

La novità è l’uscita del bando. “Riguarderà tutti e 78 i punti vendita. Compreso Viterbo. Entro luglio è prevista l’apertura delle offerte che risponderanno. 

La strategia è quella di fare un provvedimento che non spezzetti i singoli negozi per venderli in blocco a un unico acquirente. E’ chiaro che, se questo, in prima battuta, dovesse risultare difficile, nel senso che poi chi acquista non vuole farsi carico di tutti i punti vendita, i commissari dovranno fare una scrematura. Ci sono spiragli, ma per essere del tutto sicuri, bisogna aspettare l’esito del bando”.

Ed è a questo punto hanno deciso di entrare in gioco. “Come sindacati – continuano – abbiamo chiesto di fare un sondaggio di mercato sul territorio, tenendo presente che, in provincia, non c’è nessun mobilificio di grande distribuzione, che possa fare concorrenza. Nessun marchio. Il Mercatone era un’isitituzione per i viterbesi che ora devono andare da Ikea a Roma.

I commissari devono intervenire sul territorio per un ‘indagine capillare con lo scopo di mantenere in vita il punto vendita che è logisticamente messo bene”.

Non li ha sorpresi l’assenza dei politici alla riunione. “C’era invece la proprietà, De Nicolò, che si è assunto l’onere della ristrutturazione. Momentaneamente, però, anche lui ha le mani legate”.

Per tutto l’iter relativo all’acquisizione dei punti vendita, per i lavoratori, sarà prevista la cassa integrazione. “Adesso quindi siamo coperti, ma ci chiediamo cosa accadrà alla fine del commissariamento”.

C’è ancora da fare. “A livello locale, c’è il tavolo aperto in prefettura, al quale continueremo a essere presenti e poi quello coi  segretari nazionali al Mise. Seguiremo da vicino la vicenda – concludono -. Non se ne parla di lasciare a spasso 22 famiglie. E’ una situazione che non riusciremo a tollerare”.


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