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Quasi tre etti di droga sequestrati

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Operazione Bomber - Il blitz dei carabinieri

Operazione Bomber – Il blitz dei carabinieri

Operazione Bomber - Il blitz dei carabinieri

Operazione Bomber – Il blitz dei carabinieri

Operazione Bomber - Il blitz dei carabinieri

Operazione Bomber – Il blitz dei carabinieri

La conferenza in Procura

La conferenza in Procura

Il procuratore capo Paolo Auriemma e il colonnello Mauro Conte

Il procuratore capo Paolo Auriemma e il colonnello Mauro Conte

Il capitano Giovanni Martufi e il pm Stefano D'Arma

Il capitano Giovanni Martufi e il pm Stefano D’Arma

Viterbo – Quasi tre etti di droga sequestrati: due panetti di hashish da 100 grammi l’uno e 80 grammi di cocaina.

E’ il bilancio dell’operazione Bomber: sette arresti per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. L’ennesima rete di spaccio nella bassa Tuscia disarticolata dai carabinieri. 100 uomini dell’Arma e unità cinofile hanno partecipato al blitz di ieri mattina all’alba tra Roma e Viterbo. 30 perquisizioni in casa di possibili clienti e conoscenti dei presunti spacciatori. 11 indagati di cui 7 in arresto: 5 sono viterbesi (videocarabinieri in azione – parla Conte– l’operazione – fotocronaca – slide).

Secondo le indagini, coordinate dal pm Stefano D’Arma, il gruppo era particolarmente attivo tra Sutri, Fabrica di Roma, Monterosi, Nepi e Blera. In carcere sono finiti due trentenni albanesi, presunti fornitori dei viterbesi accusati di aver alimentato il mercato nero degli stupefacenti in provincia.

La droga, secondo gli investigatori, era tutta di provenienza albanese, sotterrata in terreni al confine tra le province di Roma e Viterbo o nascosta in barattoli di vetro.

La maggior parte degli arrestati era già nota alle forze dell’ordine, sempre per spaccio. A dare inizio alle indagini, a marzo 2015, un normale controllo dei carabinieri che si conclude con l’arresto di un viterbese per spaccio. Lui collabora e mette gli inquirenti sulla strada giusta. Direzione sud della provincia, nord della capitale. Gente scaltra, secondo gli investigatori. Soprattutto i due presunti fornitori albanesi, per i quali si sono aperte le porte del carcere Mammagialla. Proprio da uno di loro prende il nome il blitz di ieri: “bomber” era lo pseudonimo con il quale veniva chiamato nelle intercettazioni. Altri due viterbesi sono ai domiciliari. Quattro arresti concessi dal gip Stefano Pepe, firmatario dell’ordinanza di custodia cautelare, più altri tre fermi d’iniziativa della polizia giudiziaria da convalidare nei prossimi giorni.

Per il colonnello Mauro Conte “un’operazione in grande stile”. Mentre il procuratore capo Paolo Auriemma, nella sua prima conferenza stampa, ieri, a un mese dal suo insediamento ufficiale, ha parlato di “risultati basati su un instancabile lavoro quotidiano e su un’attenta gestione del territorio”. 


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