Viterbo – (g.f.) – Capitale italiana della cultura, Viterbo ci riprova.
La proposta presentata per il 2016 e il 2017 è stato bocciata, allora si guarda oltre. Al 2018.
Stamani nella sala Regia di palazzo dei Priori, a tracciare le linee del nuovo tentativo, Claudio Margottini e Francesco Mattioli. I due principali estensori del precedente progetto.
“Viterbo ha un grande potenziale – osserva Margottini – su Google è di gran lunga il centro più ricercato della Tuscia, più di Civita di Bagnoregio o di altre città”.
Al tavolo gli assessori Antonio Delli Iaconi e Giacomo Barelli. Si aggrega anche il sindaco Leonardo Michelini.
E’ un primo incontro e si vede. Le proposte sono le più varie. Una cinquantina i presenti. Diversi alla spicciolata se ne vanno. Inviti spediti: 600. Occorre fare i conti con il dossier bocciato al primo appello. Non pare essere all’ordine del giorno.
Tra un’idea e l’altra, a portare tutti con i piedi per terra ci pensa il presidente della Fondazione Carivit Mario Brutti: “Dobbiamo fate tesoro dell’esperienza del passato, capire con il precedente progetto dove ci siamo incagliati.
Il riconoscimento non va alla storia di una città ma a un progetto. Un organismo tecnico è necessario, assistito da un’assemblea, ma non come comitato. Rischiamo di fare troppa confusione”.
Il dossier bocciato diceva tutto e niente. “Era debole – osserva Gianmaria Cervo (QdA) – c’era troppo, e dire troppo significa non dire nulla, serve maggiore professionalità.
E non so quanto possa servire la presenza di testimonial mediatici che non hanno ambiti precisi di competenza”.
Riferimento a Vittorio Sgarbi che si è reso disponibile. Idea che non entusiasma nemmeno Antonio Rocca (Egidio 17).
“Si è fatto promotore – osserva Rocca – dello scambio di dipinti tra il museo civico National Gallery. Noi dovremmo prestare la Pietà e ottenere in cambio un altra opera che equivale a dire scambiare una Ferrari con una 500”.
Al momento, però, il “pericolo” di Sgarbi testimonial Viterbo non lo corre. Lo spiega Antonio Delli Iaconi.
“Siamo nella fase esplorativa – osserva l’assessore alla Cultura – non abbiamo ancora deciso se partecipare, quindi parlare di testimonial è prematuro”.
Dal canto suo Mattioli spiega come Viterbo non sia solo monumenti, ma anche tradizione, a partire dalla macchina di santa Rosa. Il trasporto è patrimonio Unesco.
“Dobbiamo guardare – osserva Mattioli – alla cultura italiana nel 2018 e non pensare ai gioielli di famiglia lasciati dai nonni.
Dobbiamo spiegare che tipo di cultura proporre al Paese, in base alle esigenze. La città ha tre starti, monumentale, quindi ambientale. La nostra via Francigena fa schifo. Dobbiamo farne il salotto e ragionare sul nostro patrimonio verde, ne abbiamo un altro altrettanto importante che è quello della solidarietà”.
C’è da lavorare, perché: “Viterbo è sfigata”. Stretta tra Umbria e Toscana, fatica a far emergere una sua personalità.
Con l’aggravante d’avere a due passi l’area metropolitana.




