- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

“Il carcere insegna a essere pazienti…”

Condividi la notizia:

Rudy Guede

Rudy Guede

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Trentasei ore. Lo so, hanno sollevato una questione. Comunque sia legittima, che si risolverà nei tempi previsti e richiesti. Ho aspettato, ed è un mio diritto. Il permesso premio non è in discussione. Aspetterò ancora.

Il carcere insegna innanzitutto a essere pazienti e a rispettare pienamente le disposizioni adottate dalle istituzioni e dai suoi rappresentanti.

La cosa che invece mi ha colpito è un’altra. La domanda che mi è capitato di sentire: ma in fondo, 36 ore a cosa servono? Alla fine, davanti ad altri 5 anni da scontare, sono poco e niente. Inoltre, Rudy non farà altro che passare da un luogo chiuso a un altro dove non potrà avere rapporti con l’esterno. Quindi, che permesso premio è?

L’errore è proprio questo. Credere che per un detenuto il permesso premio sia una specie di palliativo o addirittura non serva a nulla. Invece è importante. Poche ore, rispetto ad una vita, che cambiano la propria condizione e prospettiva. Rispetto a quelle che ti si formano in testa – condizione e prospettiva – una vera e propria “rivoluzione copernicana”. Come rimettersi in piedi.

Permesso premio significa infatti concepire finalmente un spazio nuovo dove poter ricavare – anche solo per un attimo – il proprio. Vedere altri al di fuori di persone cui vuoi bene ma che vedi sempre. E vedere che gli altri si incontrano, intrecciano, si passano accanto, anche casualmente e senza un percorso o un piano amministrativo prestabilito.

Permesso premio significa rientrare a contatto per un attimo con la spontaneità del mondo e dell’esserci. Essere nel mondo e riscoprirne il tempo che, rispetto al carcere, non è conto alla rovescia ma proiezione vitale nel futuro. Dove la scelta non è obbligata, ma si può appunto scegliere.

Permesso premio significa anche dare un volto a chi per anni hai sentito solo per telefono o vedere chi a quel tempo era appena nata. Anche un paio di panini del McDonald e una birra a far da filo d’Arianna tra quello che ero prima di entrare in carcere e quello che sono diventato. E poi, guardare da una finestra dove non ci sono sbarre e magari vedere pure un paesaggio, un albero, sentire un profumo.

Non le chiavi che battono l’una con l’altra, le mandate alle serrature, giornate intere in uno spazio sempre uguale, tutt’uno con te stesso o tu stesso tutt’uno con la cella in cui vivi. Dalle sbarre del carcere vediamo solo il piazzale del carcere, i campi del carcere, gli spazi del carcere. Semmai, le mura del carcere.

Un permesso premio è recuperare un pezzettino in più di vita al di là della vita che ti è data con una condanna. Per questo, aspetto. E aspetterò tutto il tempo che ci vorrà o che servirà. La pazienza è la virtù dei forti.

Rudy Guede


Condividi la notizia: