Viterbo – (g.f.) – “Città italiana della cultura, bene partecipare, ma qualche volta è importante anche vincere”.
La prima candidatura è stata presentata e bocciata, Viterbo vuole ritentare e Giuseppe Fioroni, deputato Pd, prova a dare una mano. Anzi, un distretto.
Meglio pensare in grande. L’idea è quella di dare vita a un distretto turistico culturale, capofila i comuni di Viterbo, Orvieto e Chiusi. Presentata a palazzo dei Priori ieri, con il ministro Stefania Giannini per la firma dell’accordo sul progetto Experience Etruria.
Il territorio si attrezza mettendosi in rete e nulla vieta di presentarsi unito come capitale italiana della cultura.
Il fare sistema che piace tanto al presidente Matteo Renzi.
Il percorso è iniziato. Comuni che ne vogliono fare parte e regioni, devono deliberare entro il 30 giugno.
“Appartenere al distretto – spiega Fioroni – vorrà dire sgravi fiscali e investimenti e il coinvolgimento d’aziende per lavorare in rete”.
Il distretto è un’insieme d’imprese pubbliche e private, unite per valorizzare il territorio d’appartenenza.
E se le imprese si mettono insieme, ci sarà un perché. Pure più di uno.
Dagli incentivi economici agli sgravi fiscali, al rilancio dell’offerta turistica.
Un distretto turistico può essere composto anche da una sola città o regione, fino a coprire un intero paese.
Quello che Fioroni ha in mente è il primo turistico culturale a rilevanza interregionale.
All’interno sono organizzati servizi più efficienti, con tutela delle imprese che ne fanno parte, agevolando l’accesso al credito e gli investimenti.
Le imprese devono però farne richiesta formale e successivamente all’accordo con le regioni, arriva l’istituzione con decreto del presidente del consiglio.
I distretti sono definiti zona a burocrazia zero, con un meccanismo d’esenzione Ires, Irap e Imu ed esonero dai contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente.
Zone introdotte nel 2007 dalla Finanziaria per il Mezzogiorno, estese nel 2011 a tutto il resto del territorio.

