Viterbo – Un morto che cammina: il maxiprocesso asl perde pezzi. Gli appalti truccati contestati dalla procura tra il 2006 e il 2009 si prescrivono uno a uno senza soluzione di continuità.
Ieri, prima sentenza che indica il fuori tempo massimo. Il tribunale di Viterbo ha prosciolto per intervenuta prescrizione l’ex direttore generale della asl Adolfo Pipino e gli imprenditori Luciano Facchini, Ferdinando Morabito, Gemma Stasi, Umberto Maria Marcoccia e la società Centro Diaz.
I 29 imputati al processo per l’appaltopoli sanitaria diventano 24: del gruppo dei prosciolti, solo Facchini resta ancora sul banco degli imputati. Rispondevano dei presunti appalti pilotati per la sterilizzazione dei ferri chirurgici e la realizzazione della Cittadella della salute, il palazzone dove furono accentrati gli uffici asl tra il 2006 e il 2007. Troppo tempo fa.
Sono stati i difensori a chiedere al tribunale di dichiarare la prescrizione. Non tutti: gli avvocati degli imputati più esposti, l’ex direttore della asl Giuseppe Aloisio e il suo consulente Mauro Paoloni, vogliono una sentenza nel merito. Chiedere di mettere la prescrizione nero su bianco significa rinunciare alla possibilità di un’assoluzione.
L’udienza di ieri si preannunciava densa: cinque imputati avrebbero dovuto deporre davanti ai giudici. Tra loro, l’ex responsabile del centro elaborazione dati della asl Ferdinando Selvaggini, arrestato due volte per tangenti, e gli imprenditori della sanità Roberto e Fabio Angelucci, padre e figlio. Nessuno si è presentato. Rinviato anche l’interrogatorio di Aloisio da giugno a luglio.
I pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci hanno chiesto di acquisire i verbali di interrogatorio di Selvaggini, compreso il memoriale scritto in carcere dall’ex responsabile del ced.
