Viterbo – Lago di Vico, sarà processo.
Nessun proscioglimento. E’ fissata a ottobre la prima udienza per il presunto disastro colposo nello specchio d’acqua tra Ronciglione e Caprarola.
Il gup Savina Poli ha rinviato a giudizio gli ex sindaci Massimo Sangiorgi e Alessandro Cuzzoli, primi cittadini di Ronciglione e Caprarola tra il 2007 e i 2011, l’epoca dei fatti contestati.
Risponderanno di disastro colposo, omissione in atti d’ufficio e somministrazione di acqua nociva. In pratica, secondo il pm Franco Pacifici, inerzia nel limitare i livelli di arsenico e l’uso di diserbanti nei noccioleti intorno al lago e ordinanze di non potabilità dell’acqua incomplete o poco chiare.
Il rinvio a giudizio è arrivato ieri, dopo un’udienza andata avanti per cinque ore, fino alle 19. Il gup ha ammesso tutte le parti civili: Codici, Codacons, Accademia Kronos, Comitato acqua pubblica e un privato che, dopo un giro in canoa, tornò a riva con macchie rosse su tutto il corpo. Finì al pronto soccorso: tre giorni di prognosi, due settimane di pomata e due mesi per far sparire i segni.
Per la pubblica accusa, il lago di Vico è “un caso di scuola di ciò che si può definire disastro”: le alte concentrazioni di fosforo, secondo il pm, sono dovute a concimi e diserbanti. “Vere e proprie bombe lanciate sul lago”, per il magistrato, che addossa una buona parte di colpa ai proprietari dei terreni nella zona. Gli ex sindaci rispondono comunque in veste di prima autorità sanitaria a livello locale, nel mirino della procura per le mancate contromisure atte a preservare la salute del lago, nonostante i solleciti della regione. “Una tigre dormiente”, lo definì il perito all’incidente probatorio: il lago sta bene ma, a condizioni particolari, come un inverno troppo caldo, può diventare una bomba a orologeria, con possibile fuga di fumi e potenziali pericoli.
L’avvocato Massimo Pistilli, per Accademia Kronos, riconosce che il problema, sollevato da una battaglia ventennale delle associazioni animaliste, risale almeno agli anni Ottanta e riguarda soprattutto Caprarola. Il collega Riccardo Catini, per il Comitato acqua pubblica, parla del lago come di “un cadavere in un parco naturale”. Le difese non ci stanno e, fino all’ultimo, tentano di convincere il gup a evitare un “processo forzato ai due ex sindaci, capri espiatori di un degrado partito da lontano”, secondo gli avvocati Enrico De Paolis e Luca Chiodi. Ma per il gup il processo, benché quasi prescritto e coi minuti contati, s’ha da fare.


