Viterbo – Da un anno a questa parte, l’associazione “Egidio 17”, guidata da Antonio Rocca, l’ha tirato in ballo più volte. E con ragione.
Nella vita travagliata e folgorante di Michelangelo c’è posto anche per Viterbo.
Pensiamo a quel profilo turrito, di non facile lettura, sullo sfondo della stupefacente “Pietà” (Museo Civico) nata dalla collaborazione, come dice il Vasari, con Sebastiano del Piombo.
Ma pure l’accenno, stavolta più evidente, ai ruderi di terme romano-viterbesi nella chiacchierata tavoletta della “Crocifissione” (Museo del Colle del Duomo) che Michelangelo fece dipingere alla sua bottega, ai tempi della relazione con Vittoria Colonna, per comunicarle chissà cosa.
La marchesa di Pescara era così in cima ai suoi pensieri che alcuni ne intravedono il volto nella Madonna della Sistina.
Michelangelo ci mette anche la faccia nei disegni delle terme del Bacucco lungo la strada che porta a Marta. Le cronache dicono che in uno dei tanti viaggi a Roma si sia fermato da noi per curarsi il mal della pietra con le acque solfuree.
E ne dovette trarre sollievo, tanto che in una lettera scritta ad un suo nipote esalta le qualità curative delle acque e parla di sensibili miglioramenti, sottolineando la necessità di fare provvista di quell’acqua miracolosa.
Attento osservatore di forme classiche, fece due schizzi a penna di un paio di interni del Bacucco. Su uno scrisse di suo pugno “pianta del bagno di Viterbo”. Nell’altro disegnò lo spaccato dell’interno, con le parole “come stà dentro el dicto bagno”.
Gli originali sono al Museo Vicar de Lille in Francia. Le terme del Bacucco erano le più maestose fra quelle sparse nelle campagne intorno al Bulicame e si estendevano per oltre tre ettari.
Nei secoli andati si è fatta razzia dei suoi pezzi migliori: colonne (in piazza del Plebiscito a Viterbo ce ne sarebbero due), capitelli, busti di marmo, statue, mosaici, bronzi ed altro.
A Viterbo diamo tutto per scontato. Perfino Dante. Se non fosse per qualcuno che diligentemente ne ricorda il passaggio nel Trecento, ignoreremmo anche gli episodi del “Bulicame infernale”
Riguardo ai pontefici che nei secoli sono venuti da noi a curarsi gotte e artriti c’è almeno uno stabilimento con i papi nella testata. Riguardo a Michelangelo neanche questo e ci pare contro ogni logica di marketing e di comunicazione.
Ci sta pensando “Egidio 17” (ma non basta) a rinfocolare i rapporti con Viterbo e l’impegno del genio toscano a favore di quel gruppo di intellettuali come Vittoria Colonna e Reginald Pole che nel nome della “fastidiosa” Ecclesia viterbiensis cercarono di sanare inutilmente e con tanti rischi la frattura di Lutero.
Il prossimo anno cade il quinto centenario (1517-.2017). Se ne parlerà in occasione delle prossime serate di Caffeina nello spazio “Egidio 17” allestito e gestito in presa diretta da Rocca e compagni nella piazzetta che si apre in via del Ginnasio, presso il ponte del Duomo.
Vincenzo Ceniti

