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Bastonate allo stadio, confermate le condanne

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Raid a Magliano, gli arrestati escono dal tribunale

Raid allo stadio, 9 indagati – L’uscita dal tribunale dopo gli interrogatori

Ervin Di Maulo all'uscita del tribunale

Ervin Di Maulo

Tribunale - Diego Gaglini, candidato sindaco per CasaPound a Viterbo

Diego Gaglini

Viterbo – Condannati. Come in primo grado.

Quattro anni per lesioni aggravate al 32enne Ervin Di Maulo, decano dei neofascisti viterbesi. Tre anni a Edoardo Fanti, Jacopo Magnani e Diego Gaglini, il candidato sindaco di CasaPound alle elezioni amministrative del 2013 a Viterbo.

Confermata in appello la pena per i 4 militanti dell’estrema destra viterbese accusati del raid allo stadio di Magliano Romano nel 2014. La sentenza intorno alle 18,30, dopo la discussione dei ricorsi delle difese e un’ora e mezza di camera di consiglio. Una sentenza fotocopia di quella del tribunale di Tivoli dell’estate 2015.

Per gli inquirenti, tra la ventina di persone incappucciate, con bastoni, spranghe e tubi in pvc per pestare i tifosi dell’Ardita San Paolo, c’erano anche loro: 9 viterbesi arrestati dai carabinieri di Civita Castellana al ritorno dallo stadio. Era il 16 novembre 2014.

Il processo, stamattina, era per i 4 già noti alle forze dell’ordine, per i quali il pm Gabriele Iuzzolino aveva chiesto il giudizio immediato: Di Maulo, Fanti, Gaglini e Magnani. Solo Di Maulo e Fanti non sono mai usciti dai domiciliari. Magnani è tornato libero a febbraio, dopo 15 mesi di detenzione. Gaglini oggi, su istanza dei suoi legali durante l’udienza.

Quattro persone finirono in ospedale dopo l’irruzione sugli spalti di una ventina di individui a volto coperto. Il match Magliano Romano – Ardita San Paolo fu sospeso.

Una vicenda giudiziaria divisa in più rivoli, tra il processo a chi, degli altri 5 arrestati, ha chiesto il rito abbreviato, e l’altro processo ai quattro già condannati, che devono ancora rispondere di porto di armi e oggetti atti a offendere. Per Di Maulo c’è anche l’accusa di aver violato il Daspo (Divieto di accedere alle manifestazioni sportive), emesso dalla questura nella primavera 2014.

Secondo la pubblica accusa, il raid sarebbe stato una vera e propria spedizione punitiva organizzata nei minimi dettagli: “con premeditazione” consistita, secondo gli inquirenti, in “preordinazione di decine di uomini, mezzi (quindici autovetture) e modalità di esecuzione”.

Al processo di primo grado, a luglio, le difese avevano sottolineato come solo un passamontagna fosse stato trovato nelle due macchine bloccate dai carabinieri. “Nonostante non ci sia la minima prova, è stato deciso che, quel giorno, erano lì dentro, hanno picchiato delle persone e che questa è la pena giusta. Con un processo totalmente indiziario”, dichiara l’avvocato Domenico Gorziglia, che difende i quattro viterbesi insieme agli avvocati Contucci e Pugliese.

Oltre ai 4 e 3 anni di reclusione, restano confermati i risarcimenti alle parti civili: 5mila euro come provvisionale ai feriti.

Resta aperta la porta del ricorso in Cassazione.


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