Viterbo – Sette arresti in totale per un giro d’affari da migliaia di euro al mese.
Sono cinque i viterbesi coinvolti nel blitz dei carabinieri, scattato all’alba: operazione Bomber (video: carabinieri in azione – parla Conte – l’operazione – fotocronaca – slide), dallo pseudonimo con cui veniva chiamato uno dei presunti fornitori di droga.
L’accusa è concorso in detenzione di droga ai fini di spaccio. Cocaina, ma anche hashish.
Un’operazione tutt’altro che ‘improvvisata’, ma “frutto del quotidiano impegno profuso dalle forze dell’ordine nel controllo del territorio”, come ha tenuto ha sottolineare il procuratore capo Paolo Auriemma in conferenza stampa, alla presenza del pm titolare delle indagini Stefano D’Arma, del colonnello Mauro Conte e del capitano Giovanni Martufi del nucleo investigativo.
L’inchiesta nasce nel marzo 2015. Pedinamento dopo pedinamento, i carabinieri scoprono una fitta rete di spaccio nella bassa Tuscia, tra Monterosi, Fabrica di Roma, Sutri, Nepi e Blera, con propaggini a Campagnano e in altri paesi a nord di Roma.
30 perquisizioni. 11 indagati. 4 ordinanze di custodia cautelare (due viterbesi ai domiciliari, due albanesi in carcere) emesse dal gip Stefano Pepe, più altri 3 arresti in flagranza di reato (tutti viterbesi) e una quantità di droga sequestrata, tra hashish e cocaina, ancora in via di quantificazione. Gli arrestati, tutti sulla trentina, sarebbero vecchie conoscenze dei carabinieri, con precedenti di polizia per droga.
“La cocaina – spiega Martufi – veniva sotterrata in campi o abitazioni anche in provincia di Viterbo, conservata in barattoli di vetro”. Un controllo e alcune informazioni acquisite dai carabinieri nella primavera del 2015 aprono la strada alle indagini, culminate negli arresti di oggi. “Un’azione ultraprovinciale”, la definisce Conte: 30 obiettivi da perquisire tra Roma e Viterbo, con 100 uomini da tutto il comando provinciale viterbese e unità cinofile dalla capitale. “Abbiamo motivo di ritenere – continua Conte – che la droga provenisse quasi interamente dall’Albania”.
“Un risultato reso possibile solo da un’attenta gestione del territorio”, dichiara il procuratore capo Paolo Auriemma che, a un mese dal suo insediamento, ha voluto incontrare in procura i giornalisti per fare il punto sull’operazione, con accanto il pm D’Arma. “Non ci improvvisiamo – ha ripetuto più volte Auriemma -. Se si semina si raccoglie e a Viterbo ho trovato un territorio molto seminato. Merito dell’ottimo rapporto tra magistratura e forze dell’ordine, improntato su una fiducia che è stimolo reciproco a lavorare bene. Il risultato di oggi è importante, ma siamo ancora in fase di indagini e, soprattutto in questa fase, non dimentichiamo il garantismo che deve contraddistinguere la nostra azione: la parola fine la metterà solo la sentenza definitiva“.




